MESSAGGI  DA  TORINO

 

 

 

 

 

Natale 2003

Ai Sacerdoti, ai Religiosi e a tutta la Chiesa che è in Ischia.


Carissimi, questo Natale è un insieme di gioia e sacrificio, di tenerezza e di sofferenza.

E’ il primo Natale che passo lontano “da casa” e da voi tutti dal giorno della mia venuta ad Ischia, sei anni or sono.

Invece del tepore della nostra Cattedrale c'è la corsia anonima di un ospedale, invece dei nostri suggestivi presepi, il freddo luccichio di una grande città addobbata per l’occasione di queste feste, al posto di strade profumate di salsedine in riva al mare, i grandi viali gelati con le Alpi lontane, invece delle nostre case isolane e dei giardini con luci multicolori, i grandi palazzi dell’antica capitale della Sabaudia. Avverto una grande nostalgia ma Natale è Natale, è l’incarnazione di Gesù nel mondo, è l’inizio della nostra redenzione.

Natale è la contemplazione di un Dio che, per amore dell’uomo, ha assunto il volto di un Bambino che Maria, Madre dolcissima, avvolse in poche fasce, lo depose in una mangiatoia di legno, rivestita di paglia.

Ma Natale è anche sacrificio e sofferenza perché il legno della mangiatoia evoca il futuro lavoro del carpentiere di Nazareth e soprattutto il legno della croce dove Dio ha sofferto l’abbandono totale.

Questo è il Natale che sto vivendo.. Sarà per me un vero Natale perché misto a gioia, attesa, sacrificio e sofferenza, nell’attesa di una realizzazione di speranza, con pieno abbandono alla volontà di Dio.

A voi tutti auguro tutto il bene di questo mondo mentre la lontananza acuisce l’affetto per tutti.

Mi accorgo di volervi sempre più bene.

                                                                                                


 

                                                                          Fax pervenuto da Torino al Pro-Vicario in data 5 dicembre

 

 

 

 

                                                                                                                                 

                                                                                                                               Torino, 20 febbraio 2004

Carissimi amici di Ischia,

in prossimità della festa liturgica del nostro Patrono S.Giovan Giuseppe della Croce desidero affidarvi questa lettera di comunione e di esortazione dal momento che non posso essere presente alla Traslazione dell’urna da S.Antonio alla Chiesa dello Spirito Santo e alla solenne celebrazione del 5 Marzo c.a.

 Per questa solennità abbiamo invitato S.Ecc. Mons. Livio Maritano, vescovo emerito di Aqui Terme e già Ausiliare di Torino, che verrà volentieri fra voi.

 S.Giovan Giuseppe della Croce è tornato definitivamente “a casa sua”, lui che è stato definito “il più bel fiore dell’Enaria” ha trovato stabile dimora a Ischia per essere modello di santità, nostro protettore che intercede per tutti, nostro avvocato presso Dio.

 Se prima vari gruppi di persone, devoti, fedeli delle parrocchie e delle Associazioni e Movimenti si recavano a pregare in S.Lucia al Monte di Napoli dove era custodita l’urna con il corpo del Santo, oppure si facevano pellegrini sul Monte Muto di Piedimonte Matese nel convento alcantarino della “Solitudine”, ora che il corpo di S.Giovan Giuseppe è fra noi, si dovrebbe continuare questa serie di pellegrinaggi parrocchiali e associativi a Ischia Ponte, come si fa, lodevolmente, per altri santi titolari di Comunità parrocchiali e comunali.

Quel tripudio festoso che accolse il ritorno del Santo Patrono al Molo, nell’indimenticabile pomeriggio del 30 settembre 2003, quella commozione generale, quel coro di canti e di preghiere non deve essere un isolato ricordo storico, ma da rinnovare e vivere anche durante l’anno.

E’ stata un’esortazione fraterna di un figlio adottivo dell’Isola d’Ischia, come me, che appena sbarcato per “vivere con voi” nel primo saluto dissi: “Le vostre gioie saranno le mie, le vostre preoccupazioni e sofferenze condividerò, la vostra storia di santità sarà, senza mio merito, anche mia …”

Ora che fra poco “ritornerò a vivere con voi” rinnovo i miei sentimenti di allora con questa lettera esortativa alla devozione, così nostalgicamente vissuta dai nostri emigrati d’America e d’Australia, verso S.Giovan Giuseppe della Croce, da parte di noi tutti.

 

Con affetto e con la benedizione di Dio … e anche mia.



                                                                                                
 

 

 

 


Torino - Ischia, aprile 2004            
 

 

Carissimi giovani dal cuore buono,

           le nostre GMG, sia quella internazionali, sia quelle diocesane, ci hanno visti sempre insieme a guardarci negli occhi, a stringere mani, a congiungerle in preghiera,
a cantare con il cuore, ad ascoltare le forti esortazioni del S. Padre, a fare comunione con tanti giovani di tutto il mondo.
Quest' anno mi rendo presente con questa lettera nel desiderio di "vedervi".
Infatti, il tema della GMG è sul nostro VEDERE Gesù, il fratello, il volto di Dio, le necessità degli ultimi...

Nella creazione del mondo, quando cose meravigliose uscivano dalle mani di Dio con il sorriso della bellezza, Dio "vide" che era cosa buona; e quando creò l'uomo a sua immagine e somiglianza "vide" che era cosa molto buona.
Anche Gesù "vide" la fede della donna e le disse "lo voglio, sii guarita" e "vide" i pescatori sul mare di Galilea chiamandoli alla sua sequela; come "vide" sua Madre e il discepolo Giovanni e disse loro "Ecco il tuo figlio", "Ecco la tua Madre".
Ma soprattutto noi "vogliamo vedere Gesù" e come quel gruppo di Greci lo chiese all' apostolo Filippo, così noi lo chiediamo ai nostri compagni di strada ed essi a noi. Tra gli auguri ricevuti nel giorno del mio sacerdozio - lo ricordo bene - un prete mi disse "P. Filippo, vogliamo vedere Gesù e tu ce lo devi testimoniare".
Noi, se siamo incamminati nella sequela di Gesù come suoi discepoli sappiamo di "vedere Gesù" nell' Eucaristia, nutrimento delle nostre anime, nella preghiera, che crea un dialogo trasparente con Lui, nella comunità (Chiesa, famiglia, parrocchia, gruppo...) perché "Gesù è in mezzo", nel sacrificio di ogni crocifisso della storia... .e in tanti nostri fratelli "in ricerca" come noi o sbandati da aiutare.
Sono proprio questi ultimi che ci chiedono, forse inconsciamente, "vogliamo vedere Gesù" e noi con la parola e soprattutto con l'esempio di vita dobbiamo testimoniarLo. Questa è la consegna che il Papa affida a voi in cammino verso Colonia 2005 dove, come gia a Roma e a Toronto, desidero anch'io testimoniare con voi, nella catechesi a tanti giovani, la nostra gioia di discepoli e il nostro entusiasmo.

Che il Signore, per l'intercessione di Maria che abbiamo tutti imparato a pregare con il Rosario "catena dolce che ci rannoda a Dio", ascolti e realizzi questi nostri desideri e ci faccia vivere ora una vera Pasqua di Luce.
Un forte abbraccio e buona Pasqua a tutti, mentre vi confermo il mio "vi voglio sempre più bene".
 


                                                                                                


 

 

 

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