EUCARISTIA e SINODO:
IL PANE DEI VIANDANTI
IN
CAMMINO-INSIEME
( ESCA VIATORUM )
INTRODUZIONE
Quando
il profeta Elia
si mise
in cammino verso
il monte
Oreb e doveva
attraversare il
deserto andando
incontro a
difficoltà notevoli
di fame,
di sete,
di stanchezza,
soltanto all'idea della
fatica, era perplesso e
già scoraggiato.
Infatti, si
fermò di sera
a dormire
sotto un ginepro
ma, al risveglio,
trovò accanto
al suo giaciglio,
un pane
cotto su pietre infuocate e
una brocca d’acqua.
Sostenuto da quel
“pane disceso
dal cielo” e confortato
dall’assistenza
di Dio, affrontò
il lungo
e faticoso percorso
nel deserto e
giunse al
monte Oreb
dove incontrò
Dio che
si manifestò a
lui non
nel turbine della
tempesta,
non nel fuoco devastante o
nello sconvolgimento del terremoto, ma nella
“voce del
silenzio” ( Cfr.1Re 19,1-18 ).
È
questa un’icona biblica
che ci
richiama specularmente la
nostra immagine
di Chiesa
Isclana all'inizio dell'anno Eucaristico
e del
nostro cammino sinodale, tracciato
nel deserto
della nostra
condizione umana
con tutte
le difficoltà e i
problemi di
ordine religioso, sociale,
culturale,
politico...
Perciò
vogliamo vivere "
l'Anno dell'Eucaristia "
(ottobre 2004-ottobre 2005) per essere
confortati, come
Elia, dal
"pane
disceso dal cielo", da Gesù
Cristo che, nato a Betlemme (
in ebraico =
“casa del
pane” ) si è fatto
nostro cibo, per essere
il nutrimento
di noi
pellegrini e viandanti
in questo nuovo
millennio.
Oggi non si
sottolinea solo l'homo sapiens
capace di
auto-riflessione, fornito
di pensiero
e conoscenza
nella libertà, non c'è
tanto l'homo oeconomicus
anche se
oggi, nella nostra
società di
consumi, si
privilegia eccessivamente questa
dimensione a
discapito di
altre più
vitali, ma c'è
soprattutto l'homo viator perché
la nostra
vita non è statica, sedentaria,
in situazione
di stallo
che poi è
sinonimo di
stalla,
bensì dinamica,
in continua
evoluzione, in
una progressiva
ricerca di
bene, di
serenità,
di pace,
di giustizia...
Gesù si
accompagna a noi
viandanti, come un
giorno ai discepoli
di Emmaus,
ma noi lo
pregheremo in questo Sinodo di “camminare non
troppo avanti, altrimenti
non riusciremmo a
mantenere la sua
andatura,
non indietro, altrimenti
non sapremmo
dove andare, ma accanto
a noi in
modo da
ritmare il nostro
passo sul
suo”, soltanto
che dobbiamo
camminare e
progredire senza
soffermarci su
posizioni di
comodo o su piazzole
di emergenza,
perché Lui
è la Via
e per giunta stretta e
austera non
la poltrona
comoda, Lui
è la strada
faticosa non
il calduccio
dell’angolino di
casa.
Noi oggi
percorriamo in
Sinodo cioè
insieme in cammino,
questa strada
tracciata nel
deserto della
vita, andando
incontro a difficoltà e sorprese di
ogni genere: aridità,
arsura, pericoli, e tante
tentazioni di
consumismo e di
miracolismo ( “trasforma
queste pietre
in pane” ), ricerca
del successo
e della
gloria ( “gettati
dall'alto
del tempio e
tutti ti
applaudiranno” ), sete
di potere e
di dominio
( “ tutto darò
in tuo
potere se, prostrandoti ai miei piedi mi adorerai” ) ( Cfr.Mt 4,1-11 e Lc 4,1-13 ).
Protetti da Dio,
come gli
ebrei nel deserto,
con i
segni della sua
presenza e con
il nutrimento
della
manna discesa dal
cielo,
anche noi avvertiamo
profondamente la
presenza di
Gesù venuto
nella storia
per condividere la
nostra strada con il nutrimento
della Parola (
“non di
solo pane vive l'uomo, ma di
ogni Parola
che esce
dalla bocca di
Dio” ), con
l'esempio
dell'umiltà e del limite umano
( “Non tenterai il Signore Dio tuo” ), con
la testimonianza
del servizio ( “va via
Satana... solo Dio
servirai”
) ( Cfr.Mt 4,1-11 e Lc 4,1.13 ).
In
Gesù Parola
e Pane,
“umile e mite di
cuore ( Mt 11,29 )”,
“venuto per
servire e non per
essere servito ( Mc 10,45 )”,
troviamo la
forza e i
contenuti di questo
Anno Eucaristico e
del nostro
Sinodo Diocesano, per
cui ognuno
di noi,
“homo viator” nutrito dal
pane disceso dal cielo e dalla Parola di Dio,
diventa homo eucharisticus,
l'uomo
dell’Eucaristia che centra
tutta la sua
esistenza su
di Lui
che ha inventato
l’Amore e il
modo di
rimanere sempre con noi
“Io sarò con voi tutti i giorni fino
alla consumazione
dei secoli”( Mt 28, 20 ).
L’HOMO EUCARISTICUS
1.
L’uomo eucaristico è il cristiano
che si
nutre continuamente del
pane della Parola, affonda la
sua ancora sui
fondali del
Vangelo e approfondisce
il valore
della spiritualità,
catechesi,
formazione nelle
tante occasioni
parrocchiali e
diocesane ( predicazione, tridui, novene, omelie, lezioni
bibliche e teologiche
per operatori
pastorali e sinodali..).
“La Parola di
Dio dimora in voi ( 1Gv 2,4 )”, perciò
noi troveremo
spazio e
tempo per partecipare
con amore all’ascolto continuo
della Parola, sino a
possederla e contagiare anche
i nostri
fratelli, fedeli all’invito del Papa nella sua visita
fra noi il 5 Maggio 2002 “Chiesa di Ischia ascolta…accogli…ama!”
Ma quando nell’arco della vita ci troviamo a volte in difficoltà e ripiegati su
noi stessi, reagiremo ascoltando la parola di vita che illumina la mente e
riscalda il cuore, fino ad invitare il divin viandante a rimanere con noi quando
scende la sera dello scoraggiamento e dell’angoscia ( Cfr. “Mane nobiscum
Domine”, lettera apostolica 7 Ottobre 2004 ).
2. L’uomo eucaristico è chi
partecipa alla S.Messa, si siede
a mensa
con Gesù e i
fratelli celebrando
la Pasqua
dominicale, riconosce
il Signore non solo nel segno
del pane, ma “allo spezzar
del pane”
nel vivere cioè anche
aspetti di
carità,
di servizio,
di compagnia
agli ammalati... santificando
così la sua
domenica di
festa.
Noi, come
comunità ecclesiale di
Ischia,
abbiamo come patrona S.Restituita, martire
dei primi secoli
del Cristianesimo, che
insieme ad altri fratelli
nella fede
rifiutarono di
consegnare i
libri sacri
e testimoniarono con il
sangue di non poter vivere senza il “Dominico”, la
S.Messa, l’Eucaristia: “sine Dominico vivere non possumus”.
S.Restituta fu quindi
martire della
Parola e
dell'Eucaristia e perciò
diventa sempre più, in questo
nostro contesto
di Anno
Eucaristico e all'inizio del
nostro Sinodo, modello e
lampada vivente davanti
al Santissimo
Sacramento dell'altare.
3. L’uomo eucaristico nel
partecipare alla S.Messa
non è
semplice spettatore ma
è protagonista, siede a mensa
con i
fratelli, mangia
il pane cioè
riceve la
S.Comunione per vivere
profondamente l’intima
comunione con Dio
e con il
prossimo.
Nella letterina pastorale
“Primavera ‘99”
a ragazzi/e di Ischia
lanciai lo
slogan “Non
c'è domenica
senza Messa
e non c'è
Messa senza
comunione” per
indicare il
legame intimo
dell'ascolto
di Gesù
parola e di accoglienza
di Gesù
pane.
Così
noi vogliamo
impegnarci a
rimuovere prima ogni
ostacolo e
diaframma morale
con il Sacramento
della Riconciliazione o
Penitenza in modo da
ricevere nel
nostro cuore
l'Ospite
velato, il
divin viandante
che cerca
casa nella nostra
vita.
E’ necessario però che la comunione eucaristica si traduca in comunione fraterna
nell’ambito della famiglia, della parentela, tra gli amici, sul lavoro e trovi
esempio nella comunione ecclesiale dei sacerdoti uniti fra di loro e con il
Vescovo, dei religiosi, delle consacrate, dei Christifideles laici che,
superando il gap generazionale o il virus dell’individualismo, siano
testimonianza di unità nella diversità dei carismi “erano un cuor solo e
un’anima sola ( At 5, 32 )”
4. L’uomo eucaristico è consapevole però che il sacrificio eucaristico, la
S.Messa, è memoria dell’ultima cena nel Giovedì Santo e del sacrificio della
croce nel Venerdì Santo, cioè abbraccia le due dimensioni: l’aspetto conviviale
quando ci sediamo intorno alla stessa mensa fraterna e l’aspetto sacrificale
della croce. Allora possiamo anche darci la mano alla preghiera del Padre Nostro
o nel segno della pace come gesti di comunione fraterna, ma se non sappiamo
sopportare e portare al Signore anche le nostre croci quotidiane, il sacrificio
del proprio dovere compiuto per amore, il dolore sofferto e offerto, abbiamo
solo “sentito” ( come spesso diciamo ) la Messa, non “partecipato”, cioè
prendere parte e vivere il Mistero Pasquale di Cristo.
5. L’uomo eucaristico oltre a
celebrare,
adora e
contempla la
divina Eucaristia, Verbo di
Dio, Parola
eterna del
Padre proferita
nel tempo,
ma fatta
silenzio nei nostri
tabernacoli.
E’ la
“voce del
silenzio” che ascoltò
il Profeta
Elia sull'Oreb e che
parla al nostro cuore nei tempi
di preghiera personale, necessaria
per sfociare nella
preghiera comunitaria.
Infatti, sono
state istituite quattro Cappelle
Sinodali nei
quattro Decanati
della Diocesi dove
gruppi di
preghiera parrocchiali,
movimenti,
associazioni,
cammini,
possono radunarsi liberamente
e periodicamente
intorno al
SS.Sacramento, in attesa
di concretizzare una
presenza fissa
nella nostra isola di una
Cappella Eucaristica per
l’adorazione perpetua.
6. L’uomo eucaristico sceglie i
mezzi semplici
ed umili,
come Gesù
che si è chiuso
in un
pezzetto di pane ed è
divin prigioniero nel tabernacolo, che
può essere ricevuto
con amore
ma può essere anche sacrilegamente
vilipeso,
oltraggiato, calpestato,
rubato... eppure
Lui perdona
sempre il peccatore pentito
che ritorna alla
casa del
Padre e sarà grande gioia per tutti perché “si fa
più festa in cielo per un
solo peccatore
che si converte” ( Lc 15,7 ).La
festa è
“il banchetto di carni
succulente e di vini raffinati”
( Is 25,6 ), è il
banchetto del
vitello grasso
nella parabola
del Figliuol
Prodigo ( Cfr. Lc 15, 11-24 ),
tutte prefigurazione del
Banchetto Eucaristico
istituito da
Gesù in
una cena d’addio, il Giovedì Santo.
7. L’uomo eucaristico è, infine, il cristiano che,
con il mandato “Glorificate il Signore nella vostra vita, andate in
pace!” al termine della S.Messa, continua
l'Eucaristia
nella vita, rendendo
grazie a Dio per
tutti i doni
ricevuti e
portando “il fuoco
della missione”
per accendere tanti
cuori sopiti
sotto la
cenere dell'indifferenza
e della
pigrizia.
È
questo il più
grande servizio
che possiamo
rendere ai
lontani,
la “missione di
testimonianza”,
con tanto
entusiasmo e gioia
capace di
contagiare e invitare tutti
alla festa della vita.
Purtroppo però ci
sono paure e tensioni intorno a
noi che ridimensionano la
“festa” soprattutto
ai nostri
giorni:
-
a livello
mondiale a causa
di tanti, troppi,
focolai di
guerra con
azioni e reazioni terroristiche a causa della presenza di “forze
di pace” internazionali che, per stabilire
la democrazia, l'ordine
e il rispetto
dei diritti
umani, provocano
rovine,
distruzioni e morti, spesso con
vittime innocenti;
-
a livello
nazionale
per la
snervante litigiosità politica
che si riflette
sulla situazione
sociale,
economica, civile della gente
comune, mentre
gli interessi
di parte
e di partito fanno
lievitare egoismi e tornaconti personali, scalate
al potere e privilegi con
conseguenti tagli per i
bisogni primari
di tante
famiglie;
-
a livello
regionale
per la
nostra “Campania felix”, felice ma non
troppo, perché
vive una
stagione di degrado
in tanti
aspetti di vita
comunitaria circa
lo smaltimento
dei rifiuti
e la paura
dei termovalorizzatori, lo
scempio ambientale che si
evidenzia ad ogni calamità
naturale distruggendo case, famiglie e
paesi interi e
provocando lutti
e povertà,
senza dimenticare la tangentopoli
sempre strisciante
e la
crisi occupazionale ormai
endemica, soprattutto
dei giovani;
-
a livello
provinciale
per l’onnipresenza della
camorra, le
stragi fra
i clan, le
vessazioni,
i furti,
incendi provocati
dall'odio
o dalla lotta
per il potere
della zona
ed il
controllo della droga,
oltre ai
problemi che devastano
tanti comuni
dell'hinterland napoletano;
-
a livello
locale
anche noi
abbiamo problematiche irrisolte
nel rispetto
del territorio
e degli
abusi edilizi,
una mentalità
causidica radicata
nel nostro
DNA levantino, che
crea divisioni
e rancori all'interno
delle stesse
famiglie come anche le frequenti evasioni di
regole e
norme comportamentali di
convivenza focalizzandoci
prevalentemente sui nostri
interessi particolari e non
aprendoci al
rispetto degli
altri e
al bene comune…insieme
però a tanti pregi d’accoglienza, calore umano, religiosità popolare, spirito
missionario, sensibilità artistica, solidarietà e la vera ricchezza che è quella
dei nostri giovani che s’impegnano al servizio della comunità ecclesiale e
civile e ci confortano per un domani di speranza.
CONCLUSIONE
Ma Natale è già speranza e pace: Gesù nasce ancora una volta nella grotta dei
nostri presepi e ogni giorno sull’altare, quando si rende presente
nell’Eucaristia e nella nostra vita, ma con l’impegno di cambiarla perché noi
possiamo trovare le giuste soluzioni da “uomini di buona volontà” se vogliamo
avere “la pace in terra” e realizzare la “Civiltà dell’Amore”.
Proponiamoci tutti di diventare, con la forza dell’Eucaristia “uomini di
buona volontà”, come cantarono gli Angeli sulla grotta, pronti a rimboccarci le
mani e a sporcarcele per contribuire, ognuno nel suo ruolo
- a migliorare la
situazione attuale,
- a donare semi di
speranza e di ripresa,
- a svolgere bene il
proprio dovere,
- a creare una
cultura di legalità e di pace, di giustizia e solidarietà cominciando dalla
famiglia e dalla scuola con l’apporto di tutti: le istituzioni civili, la Chiesa
con le sue parrocchie, gruppi, movimenti, associazioni e cammini, il
volontariato e il mondo del lavoro, gli imprenditori e i commercianti, gli
albergatori e i marittimi…
”Tutti noi siamo uomini piccoli piccoli, in cammino su una strada – è una
frase postuma di Eduardo De Filippo aggiunta alla parola FINE sul copione di
“Natale in casa Cupiello” - verso una grotta piccola piccola, per incontrare un
Dio in un volto di Bambino piccolo piccolo, dal cuore grande grande, capace
d’amare tutta l’umanità” e di trasformare il nostro mondo e il nostro modo di
vivere nella Nuova Civiltà dell’Amore.
La
Vergine Maria, la Donna Eucaristica che
portò nel
suo grembo Gesù dopo
l’Annunciazione come in un Tabernacolo e nella Visitazione come un Ostensorio
vivente, che Lo adorò nel
Natale con Giuseppe, i Pastori e i Magi, Lo contemplò
sulla croce
e lo accolse, Madre
Addolorata, di nuovo fra le
sue braccia nella deposizione, ci conceda
la grazia di
avvertire la
presenza di
Gesù dentro
di noi
con l'Eucaristia
ricevuta e vissuta, mentre siamo viandanti
sulla strada
del Sinodo
per raggiungere
il traguardo di “UNA Chiesa
NUOVA nell’Amore”.
Con l’intercessione dei
nostri santi
patroni: S.Giovangiuseppe della
Croce,
sacerdote francescano e
S.Restituta,
martire dell'Eucaristia, benedico
tutti con l’augurio di un
accogliente Natale 2004,
mentre invitiamo Gesù a venire nel
nostro cuore e nelle nostre famiglie,
non solo
nei nostri presepi.
Natale
2004