IL CAMMINO SINODALE NELLA QUARESIMA 2006
Carissimi
tutti in
Cristo,
Se
la Quaresima di
ogni anno
è "il
tempo delle grandi
manovre dello
spirito”, la Quaresima
di quest'anno
sinodale assume
un significato particolare
nelle nostre
comunità parrocchiali,
nella realtà
ecclesiale e
civile di
Ischia in cammino
spedito verso Pasqua, per
conseguire la
purificazione e la conversione
del cuore in modo da realizzare la meta di
" UNA CHIESA NUOVA nell’AMORE
".
"Tu
che fai
nuove tutte le
cose, fa
che diventiamo
nuovi con Te "
così viviamo nel canto,
nella preghiera
e nella
vita questo periodo perché è
Cristo Risorto
speranza del
mondo
il culmine
della Quaresima
2006,
l’appuntamento della Chiesa
Italiana nel prossimo
Convegno Ecclesiale
(Verona,
ottobre 2006),
la meta del nostro
XIII Sinodo, il traguardo
finale di tutta
l'esistenza
cristiana.
Già
nel Giubileo
del 2000
il S. Padre Giovanni
Paolo II
invitava tutta la Chiesa
alla "purificazione
della memoria"
in modo
che noi, rinnovati e
riconciliati nell'unità,
possiamo entrare purificati nel circuito della
SS.Trinità e ricevere,
come il
figliuol prodigo,
l'abbraccio
dal Padre,
per il
Figlio, nello Spirito
Santo.
Ora il Papa
Benedetto XVI
nell’enciclica "Deus Caritas
est ", ci
esorta all'unità
con Cristo e con gli altri nella “mistica” del Sacramento Eucaristico
(Cfr.n.14), e alla
novità dell’amore
agape come abbiamo
scritto nel logo
del Sinodo,
perchè non
vogliamo fermarci solo
nella memoria
delle colpe
passate o
nella mera autoflagellazione
per piangerci
addosso con celebrazioni
quaresimali
"tra il
vestibolo e l'altare”,
ma passare all’amore concreto e celebrarlo
come banchetto
di gioia,
altare Eucaristico
e mensa dei
fratelli...
Perciò
la nostra
Quaresima 2006
sarà fondata
su aspetti
fondamentali desunti dalla
Sacra Scrittura
e ritmati
lungo un itinerario di
40 giorni:
1)
40 giorni durò
il diluvio
universale (Gen7)
che lavò
la terra dai
peccati dell'umanità.
Solo la
famiglia di Noè si
salvò nell’Arca,
costruita secondo
la volontà
di Dio.
Al termine, dopo il segno del ramo d’ulivo nel becco
della colomba, si levò nel
cielo sereno
l'arcobaleno della pace,
segno dell'alleanza
ristabilita tra Dio
e l'umanità
dopo il
peccato.
Sarà
allora la
nostra Quaresima un
tempo di
purificazione
- dai nostri peccati
personali,
familiari,
professionali,
sociali,
ecclesiali.
- dai
nostri numerosi
ritardi e incoerenze
tra il
dire e il fare,
tra la
predica e la pratica,
anche per
noi uomini di
chiesa;
- dal
retaggio di
infedeltà commesse da parte
delle nostre
comunità, insomma tutto ciò
che pesa sulla nostra coscienza, non
per un
revisionismo storico o per
superare un trauma
spirituale,
ma per
comprendere nella valenza
della storia
umana l’Amore
misericordioso e il
perdono di
Dio: "Parce Domine, parce populo
tuo = Perdona,
Signore,
perdona il
tuo popolo
".
Nell'Arca
della Chiesa
noi, famiglia
di Dio,
come la
famiglia di Noè,
troviamo la
salvezza mentre al
di fuori
tutto è più
difficile perchè senza
l'aiuto
di Dio e della
comunità saremo
navigatori solitari e
forse naufraghi
“in gurgite vasto”,
nel mare
magnum dei pericoli,
problemi,
contraddizioni .
Al termine del
periodo di
purificazione quaresimale,
anche per
noi comparirà l’arcobaleno
che congiunge
la terra
al cielo, sarà
il ponte
tra noi e Dio per mezzo di
Gesù Cristo,
nostro pontefice, cioè
colui che
costruisce il ponte di
comunione dell'umanità con la
Divinità nel giorno
di Pasqua.
2)
40 giorni trascorse Mosè
sul monte
Sinai (Es 24)
in colloquio
personale con Javhé,
ricevendo al termine
le tavole
della legge, i dieci
comandamento. Ma
mentre Mosè
pregava al
cospetto di
Dio chiedendo pietà per il
suo popolo,
esso invece
si costruiva un
vitello d'oro
per adorarlo in un’allucinante
danza idolatrica.
Sarà la nostra
Quaresima un
tempo di
più intensa preghiera
personale e
comunitaria,
liturgica e
familiare, con
la lode e
l'intercessione
nelle Cappelle
Sinodali
come nelle case, nei
gruppi come
nelle chiese.
Perciò
ci stiamo
impegnando a richiedere
ad un Consiglio Comunale dell'isola,
l’uso in comodato dell’Eremo
di S. Nicola sul Monte Epomeo
per rinverdire,
dopo molti
anni, la
presenza di un monastero di
clausura,
dove una comunità
consacrata possa
elevare preghiere
e intercessioni al Signore
per il popolo
di Dio, costituendo
la radice
nascosta nella terra,
perché l'albero
della Chiesa
possa dare
frutti di
opere buone.
Ma per
noi la preghiera
sgorgherà dal
profondo del cuore,
non solo
dalle labbra, altrimenti anche per noi ci sarà il
rimprovero "questo
popolo mi onora con le labbra,,
ma il suo
cuore è lontano
da me " e
sarà una
preghiera che si
traduce nell'accettazione
della volontà
di Dio
attraverso gli eventi
della nostra
vita "Non
chi dice,
Signore,
Signore, entrerà
nel regno
dei cieli,
ma chi fa
la volontà
del Padre mio che è nei cieli”
e si
manifesterà nell'osservanza
senza sconti
dei comandamento
di Dio "Chi
mi ama
osserva i
miei comandamenti",
senza scadere
nell’idolatria
di costruirsi
i vari vitelli
d'oro o
argento, che
prendono il
posto di
Dio nel nostro cammino terreno verso la terra promessa.
3)
Per 40
giorni camminò nel
deserto il
profeta Elia
(III Re 19) nutrito
da un
pane miracoloso trovato
al risveglio
vicino al
suo giaciglio,
fino ad
arrivare al monte
dove incontrò
e ascoltò Dio
non nel
terremoto o nella tempesta,
nel fuoco
oppure nell'urlo
del vento,
ma nella
"voce del
silenzio",
in una
dolce brezza del
mattino.
Sarà
la nostra
Quaresima un itinerario
verso la Pasqua,
nutrito dal
Pane della
Parola e dell’Eucaristia che
ci sostiene
nelle difficoltà
e nelle
prove.
Abbiamo
vissuto l'anno
dell'Eucaristia
(ottobre 2004
– 2005)
con grande intensità
spirituale,
ritmando i
vari momenti
di tutta la
comunità ecclesiale
nei 7 grandi
giovedì,
ma ora il nostro
impegno Eucaristico entra
nella ferialità della nostra
vita e
viene sottolineato in
Quaresima perché il “panis
viatorum”, il pane dei pellegrini,
ci accompagni
fino al
monte Oreb del nostro
cammino di
santità,
fino al monte Sion,
nel cenacolo di Gerusalemme,
dove nel Giovedì
Santo Gesù
istituì l'Eucaristia
per la
salvezza del mondo.
4)
40 giorni durò,
con la predicazione
di Giona,
il periodo penitenziale
del popolo di
Ninive che
si era
allontanato da Dio
e si avviava
alla perdizione
e alla
distruzione. Al termine
di questo
periodo il popolo,
che nel
digiuno e nella
mortificazione,
vestendosi
di sacco
e con il capo cosparso
di cenere,
ritornò pentito sulla
strada del
Signore e fu perdonato.
Per
noi la Quaresima sarà
un periodo
di austerità
anche nell'uso
e non nell’abuso
dei beni
di consumo,
di rinuncia
ad aspetti
effimeri e
superficiali del
nostro modo
di vivere,
di digiuno ed
astinenza non
solo nei giorni di mercoledì
delle ceneri
e venerdì
santo e di astinenza dalla
carne negli
altri venerdì
di Quaresima,
ma sarà anche
un digiuno
del cuore e
dei sensi,
un digiuno
televisivo e un’astinenza
dal giudizio
e dalla critica, una sobrietà
negli abiti,
nel cibo
e nei divertimenti,
nel lusso e nello
sperpero che però
diventano solidarietà
per i fratelli
bisognosi (Quaresima
di carità).
Al
termine Dio
perdona il suo popolo
che, nella
penitenza, vive
l'essenzialità
delle scelte
quotidiane donando
il superfluo
ai poveri
perché il
“quod superat date pauperibus = il di più datelo ai poveri”
è sempre valido, non è stato cancellato dall’elenco delle opere di misericordia..
5)
Infine per
40 giorni
Gesù si ritirò
nel deserto
di Giuda all’inizio del
suo ministero,
prima della
"primavera
galilaica" e
poi "verso
Gerusalemme".
Il
deserto è il
luogo della
prova:
come Israele fu
tentato nel
tempo del
deserto anche Gesù è stato
tentato dallo
spirito del
male (Cfr. Mt 4,1ss)
ma ci ha
insegnato a
resistere e a
fondare la
nostra vittoria
sulla Parola
di Dio “Non di solo pane vive
l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”,
sul servizio al
Signore, "Lui
solo servirai"
e nell'umiliazione
della croce;
infatti sul
pinnacolo
del tempio Gesù fu tentato
come sull'alto
della croce
"Se sei Figlio di Dio, scendi dalla croce e tutti crederanno in Te"
mentre Gesù
con la croce
ci ha redenti,
non con
gesti clamorosi e miracoli.
Ma
il deserto
della tentazione
è anche
il luogo dell'incontro
con Dio nel
silenzio e
nella preghiera:
molti profeti
di ieri e
di oggi hanno
fatto l'esperienza
del deserto
che possiamo
fare d’altronde
anche noi
nella vita quotidiana (Cfr.C.Carretto
“Il deserto nella città il deserto
nella città")
e ancor più
il deserto è
il luogo
dove si sperimenta
l’amore
di Dio "Ti
condurrò nel
deserto e
parlerò al tuo cuore".
La nostra
Quaresima allora,
sull'esempio
di Gesù
che dal deserto
cominciò ad
annunciare il
Vangelo in Galilea e poi a Gerusalemme,
sarà un
superamento delle ricorrenti
tentazioni di
consumismo, di
esibizioni, di
potere e di
dominio,
ma anche e
un tempo
di disciplina interiore
e di
silenzio per ascoltare
nel profondo
del cuore
Dio e poi
camminare speditamente
verso la
nostra città santa
verso Gerusalemme
per celebrare
Cristo nostra
Pasqua e nei
nostri cenacoli.
Vissuta
così la Quaresima
2006 sarà il “tempo
favorevole”
della nostra
crescita di
comunione nell'unità
della fede e
della diversità
delle opere,
secondo le
necessità spirituali
e materiali
dei fratelli
più poveri
di salute,
di casa,
di lavoro,
di gioia...
insomma un'occasione
propizia che Dio
ci offre
per essere lievito e
fermento del
nostro ambiente.
Solo
così la Quaresima
non sarà
la liturgia delle
nostre mortificazioni e
privazioni,
ma il
canto della nostra
speranza in
Cristo Risorto che
fonda la
fatica del camminare
e del
camminare insieme (Sinodo)
trasformandolo nella
gioia dell’Alleluja
pasquale.
L’intercessione
di Maria
che, come prima
discepola seguiva il
Figlio suo
sulla via
del Calvario e
come Addolorata
"stabat "
sotto la croce e Madre
della speranza
teneva, solo
Lei davanti
al sepolcro
del Signore,
la lampada
accesa (secondo
un vangelo
apocrifo),
ci aiuti
nell'itinerario Quaresimale
insieme ai
nostri santi
patroni: S.Restituita,
martire del Dominico e S.GiovanGiuseppe
della croce,
modello di
penitenza che
festeggiamo in questo
periodo.
La benedizione
di Dio ed
anche mia
discenda sovrabbondante su
tutti voi e i vostri cari
Mercoledì
delle ceneri
2006