LETTERE PASTORALI
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AVVENTO 2006
Alla Chiesa dell’Isola Verde, nella Speranza del Natale 2006
I
“PARA
QUE NO MUERA LA ESPERANZA, MAMA CONTAMELO DE NUEVO” Così è la frase nello spagnolo-argentino su di un poster che raffigura un Presepe naif dell’America latina con la grotta, Maria e Giuseppe, Gesù Bambino e gli angeli.
1)
Infatti il racconto della nostra speranza comincia a Natale, verso cui siamo
incamminati in questo itinerario liturgico di Avvento, accompagnati da Maria
Immacolata (8 Dicembre), Vergine e Madre della Speranza, narrato e vissuto da
Lei in prima persona.
2)
Il racconto della Madonna, tra gioie e preoccupazioni come lo smarrimento e il
ritrovamento del figlio a Gerusalemme, continua durante l’infanzia e la
fanciullezza di Gesù a Nazareth nella sua vita di famiglia con i genitori
Giuseppe e Maria ai quali “era sottomesso” nell’umiltà della sua crescita “in
età, sapienza e grazia, davanti a Dio e davanti agli uomini”(Lc 2,52).
3)
E nella continuità del “Mama, contàmelo de nuevo”, proprio Lei, la Madre della
speranza, visse il giorno sofferto del distacco, quando Gesù lasciò la casa di
Nazareth e “l’uscio di casa era sempre aperto, nella speranza materna di un
ritorno” scrive un Vangelo apocrifo.
La nostra attesa è carica
di speranza, non è passivismo o sogni che svaniscono all’alba, non è un
disimpegno da tutto come nella commedia di Samuel Beckett “Aspettando Godot”
dove è descritta l’inutilità di una vita, senza mai portare a termine nessuna
azione, da parte di un uomo che aspettava un ignoto Godot e alla fine del vuoto
e dei giorni concluse l’esistenza gettandosi in un pozzo, e proprio allora Godot
arrivò. Meno male però che i due amici Vladimir ed Extragone, nonostante tutto,
attendono sempre Godot nella speranza del suo arrivo.
4)
Ma anche quando la speranza è stata crocifissa con Cristo sul patibolo
dell’ignominia e il grido dell’ora nona squarciò il cuore della storia come il
velo del tempio, e la Madre dolorosa “stabat” sotto la croce, la consegna
suprema di Gesù abbandonato: ”Padre nelle tue mani consegno il mio Spirito” (Lc
23,46), fu il dono all’umanità dello Spirito che annunziò l’alba della Pasqua. 5) Infine il “para que non muera la esperanza, mama contàmelo de nuevo” si realizza con la presenza stessa di Maria SS. quando i discepoli radunati nel Cenacolo nel giorno di Pentecoste, furono investiti dal vento e infiammati dal fuoco dello Spirito Santo e Maria divenne la Madre della Chiesa nascente e i discepoli diventarono apostoli, cioè mandati ad annunciare il Vangelo della speranza.
Comincia così l’avventura
della Chiesa, comunità in missione, e dei cristiani con il compito di vedere,
incontrare e comunicare il Risorto che è “il nome della Speranza cristiana”. I I
E allora ci interroghiamo:
Quali “segnali di speranza” la nostra Chiesa Isclana offre alla gente
locale e ai numerosi turisti da varie parti del mondo? - Siamo Chiesa di speranza se, come “casa e scuola di comunione”, facciamo risplendere sulla comunità civile, culturale, sociale, sportiva, politica… il fil rouge dell’Amore che si manifesta nella solidarietà con gli ultimi, accoglienza a tutti non solo ai turisti, attenzione alle varie fragilità umane di malattia, nella mancanza di casa e di lavoro, nella premura dell’incarnazione nel territorio, senza evadere dai problemi della città. Tutti invitiamo a lottare per un futuro migliore, soprattutto i nostri disabili, ammalati e scoraggiati da tante difficoltà fisiche o morali, anzi a offrire sacrifici, sofferenze e contrattempi…tutto oro prezioso nelle mani di Dio che trasforma in grazie e miracoli per il nostro bene. - Siamo Chiesa di speranza quando mettiamo in atto la promessa fatta al Papa Giovanni Paolo II nella sua venuta a Ischia (5 Maggio 2002) di vivere il suo messaggio di “Ascolta, Accogli e Ama” e di concretizzare i due segni a lui intitolati: il Consultorio familiare diocesano (già ben avviato) e la Casa di prima accoglienza (in pieno fervore di costruzione, da 3 mesi). Personalmente desidero ringraziare quanti, fedeli, comunità, parrocchie, gruppi, albergatori, medici e maestranze si stanno impegnando per queste opere e in tante altre attività caritative, senza squilli di tromba o suono di campane, al servizio disinteressato della gente in difficoltà familiare e abitativa, perchè " al di sopra di tutto ci sia la Carità" (Col 3,4). - Siamo Chiesa di speranza se il XIII Sinodo intrapreso con tanto consenso e impegno da parte di tutti, viene approfondito nella comunione decanale e nel coordinamento di sforzi, riflessioni, dialoghi, riunioni e celebrazioni rendendo tutti testimoni del “Risorto per far nuove tutte le cose” partendo dai decreti del Vaticano II (come abbiamo intuito profeticamente nel poster e sugli striscioni sinodali già da alcuni anni). Siamo consapevoli di essere una piccola chiesa nel deserto in cammino verso la terra promessa (Cf.r Inno del Sinodo), ma il Signore guida il suo “pusillus grex-piccolo gregge” e noi, senza nessun complesso di minoranza, avvertiamo di essere lievito e fermento nella massa per farla crescere fino alla pienezza di Dio: “Io la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Io le restituirò i suoi vigneti e farò della valle di Acor la porta della Speranza, là canterà come ai giorni della sua giovinezza”(Osea 2,16-17).
-
Siamo Chiesa
di speranza se
preghiamo il Padrone della messe per tutte le vocazioni e le coltiviamo nel
grande campo del mondo per un futuro servizio preparando Già la benedizione del Signore ha sovrabbondato sulla nostra Chiesa nel 2006 con l’Ordinazione di cinque Diaconi permanenti e di tre Presbiteri, ma noi perseveriamo nel pregare e piantare semi per altre vocazioni di speciale consacrazione: Religiosi/e, Ordo Virginum, CIS (consacrati/e negli istituti secolari) sapendo che “Spes in semine, la speranza è nel seme”. - Siamo Chiesa di speranza se stimoliamo in modo particolare i giovani che costruiscono il domani del mondo, a prepararsi nello studio e nel lavoro, nello sport e nella politica, nella formazione cristiana e comunitaria in Parrocchia, gruppi ecc. ad essere essi stessi “segnali di speranza” nella nostra isola con il fervore dei verdi anni e l’entusiasmo delle scelte, “raggi di sole e sentinelle del mattino” come li ha chiamati il Papa, se vivono la missione “i giovani per i giovani” in un futuro e specifico Sinodo tutto per loro.
Affidiamo questi “segnali
di speranza” alla Madonna “vita, dolcezza e speranza nostra” come la
invochiamo nella Salve Regina. In Lei la speranza di Dio per salvare l’umanità
ha preso carne e le attese dell’uomo, dall’antico Israele alla nuova
Gerusalemme, sono diventate realtà. Avvento 2006
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