LETTERE PASTORALI
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17 MAGGIO 2007 - S.RESTITUTA
N E L L A P E R S E V E R A N Z A V E R S O L A M E T A “Erano perseveranti e concordi… con Maria” (At 1,14) ( I ) Il cammino sinodale della nostra Chiesa, iniziato con un progetto intravisto e sognato durante un periodo di sofferenza (Cfr. L’itinerario del Sinodo - Lettera Pastorale 2004) ha incontrato una rispondenza nella comunità ecclesiale, già in riflessione e approfondimento da alcuni mesi, pur con qualche normale perplessità per la novità di un evento del lontano 1938 (Sinodo di Ischia con il Vescovo Mons. Ernesto De Laurentiis), per passare dalla Visita Pastorale (2001-2003) ad un XIII Sinodo, primo dopo il Conc. Ec. Vaticano II. Nell’Anno Eucaristico centrato su Gesù Cristo presente fra noi sotto il segno della Parola, del Pane e del Fratello (Cfr. I sette grandi Giovedì – 2005), dopo suggerimenti ricevuti dai Consigli Pastorali Parrocchiali (CPP) per preparare i necessari “Lineamenta” cioè schede-guida di riflessioni, il 5 Maggio, ricorrendo il III anniversario della Visita del Papa a Ischia, è stata celebrata solennemente l’apertura o indizione del XIII Sinodo della Chiesa di Ischia, sotto un’abbondante pioggia di…grazie dello Spirito Santo. In quella serata del Mese Mariano i Padri Sinodali sono discesi dall’antica Cattedrale del Castello Aragonese, dove hanno ricevuto la fede i nostri antenati, accolti nel Piazzale stracolmo di fedeli con fiaccole e lampade accese, come i nostri antichi fratelli nella fede accolsero i Padri del Concilio di Efeso. Ma è stato solo il primo passo di un lungo cammino - insieme, sulla bussola delle quattro Costituzioni del Vaticano II, fondato sulla preghiera perseverante delle comunità nelle Chiese e Cappelle Sinodali, ritmato dalle Assemblee parrocchiali sugli argomenti di riflessione. In questa fase del Sinodo, squisitamente parrocchiale, le iniziative pastorali, le Settimane Eucaristiche o Quarantore, il culto della B.V.Maria e dei Santi hanno sostanziato di spiritualità le riflessioni sui temi proposti dai Lineamenta, cominciando a tradurli anche in termini esistenziali. Il 25 Gennaio c.a., al termine della Settimana di preghiere per l’Unità della Chiesa, nella festa della Conversione di S.Paolo, abbiamo dato una testimonianza di comunione ai nostri fratelli evangelici con la conclusione della fase parrocchiale del Sinodo e l’inizio della fase zonale. Anche i “segni” così eloquenti ci ricordano l’impegno di tutti nell’evento ecclesiale intrapreso: - la lampada accesa nelle nostre chiese, alimentata dall’olio della perseveranza per tutto il tempo del Sinodo, perché la Chiesa o è sinodale o non è Chiesa; - la bussola in ceramica per l’orientamento sul tracciato del Concilio Vat. II a tutte le Parrocchie; - l’anfora con il vino nuovo per l’avvio della fase zonale consegnata ai Decani per il coinvolgimento delle varie associazioni e gruppi ecclesiali, sociali, culturali…e istituzioni presenti sul territorio perché la NOVITA’ e l’UNITA’ scritte nel Logo siano note essenziali dell’evento sinodale. ( II ) Ora è necessaria, dopo aver sottolineato la SPERANZA nell’ultima Lettera di Natale 2006, la virtù della PERSEVERANZA senza la quale ogni attività e iniziativa, anche la più santa e nobile, non avrebbe senso e sussistenza. • Già la chiamata fondamentale alla Santità, ricevuta nel Battesimo sull’amore e sulla fede dei nostri genitori, è un seme che, per crescere, ha bisogno del terreno buono, un sorso d’acqua, un raggio di sole e un alito di vento, tutti segni dello Spirito per alimentare la vita divina nel fanciullo, che, come Gesù a Nazareth, “cresceva in età, sapienza e grazia, davanti a Dio e davanti agli uomini”(Lc 2,52). • Ma poi, giunti all’età delle scelte, quando nel discernimento dei carismi ricevuti nella preghiera e nell’aiuto di una guida spirituale, si scopre la propria vocazione per un servizio nella Chiesa e nella società , non bastano la chiamata di Dio e la risposta della persona in vista di un compito specifico da realizzare ( genitore, sacerdote, religioso/a, professionista, operaio…), occorre continuare nella formazione per conseguire il fine. Infatti S.Alfonso M. dei Liguori sottolineava non solo il dono della vocazione, ma anche il dono della “perseveranza” nella vocazione, senza la quale ogni opera buona e ogni missione non giunge alla meta. • Così nell’accoglienza della Parola di Dio, come il seme sparso nei vari tipi di terreno, trova, fra gli ostacoli della crescita, anche “il suolo roccioso, dove non c’era molta terra, e così per mancanza di terreno profondo nacque subito, ma al sorgere del sole rimase bruciato e, non avendo radici, seccò” (Mt 13, 5 ss.). E’ il classico “fuoco di paglia” del nostro proverbio che subito si accende e brucia, ma non essendoci consistenza e fondamento, come subito divampa, altrettanto rapidamente si spegne. • Perciò Gesù, anche se non nel contesto bucolico di semina e di agricoltore, bensì nella perseveranza alla sua sequela, dice con forza: “Chi pone mano all’aratro e si volta indietro, non è degno di me” (Lc 9,62). Allora ogni meta che l’uomo si prefigge in tutti i campi della vita sociale, civile, culturale, sportiva, politica… è condizionata dalla tenacia e dalla costanza nell’impegno profuso. Sir Baden Powel, fondatore dei Boy Scout, insegnava ai suoi di dare un colpo di zappa sempre nella stessa direzione, perché soltanto al termine della giornata, stanchi e sudati, voltandosi indietro, avrebbero notato una strada tracciata. Come il pensiero va anche agli sforzi continui, in termini di tempo e denaro, di un politico per arrivare all’elezione, alle rinunzie di uno studente per arrivare alla laurea, alla tenacia di un commerciante per i suoi affari, ai numerosi sacrifici di un papà e di una mamma nel lavoro e nella famiglia, così in tutti i contesti della vita umana e della società, ogni giorno, domani, sempre. Per noi cristiani, oltre alle tante finalità umane e traguardi prefissi, c’è la meta finale da conseguire: la Santità, la Salvezza, l’Avvento del Regno di Dio, perciò Gesù in vari contesti del Vangelo ci esorta: “Nella perseveranza salverete le vostre anime” (Lc 21,19) e “Chi persevererà fino alla fine sarà salvo” (Mc 13,13). Ci saranno contraddizioni e pause, difficoltà e sofferenze, la Via Crucis sarà anche costellata di cadute e insulti, indifferenze e ingratitudini, ma sull’esempio di Gesù avremo la forza di rialzarci e perseverare sulla strada per arrivare alla meta che è sempre la Croce piantata nel cuore dell’umanità, come segno di salvezza e redenzione. Anche l’autore della Lettera agli Ebrei, incoraggiava i primi cristiani, scrivendo: “Corriamo con perseveranza nella corsa, tenendo fisso lo sguardo su Gesù… perché non vi stanchiate perdendovi d’animo”(Eb 12,1b-3). ( III ) La perseveranza deve allora caratterizzare la nostra vita ecclesiale in tutte le attività pastorali perché sono indirizzate al Regno di Dio da realizzare prima in questo mondo e poi nell’altro. Leggendo a ritroso il cammino pastorale di questo ultimo decennio, dall’Anno dello Spirito Santo (1998) in preparazione al grande Giubileo del 2000, abbiamo fatto discernimento sulle varie realtà realizzate dallo Spirito con la collaborazione di tutti, sotto la guida pastorale del mio santo predecessore S.E. Mons. Antonio Pagano: una pastorale giovanile ben avviata, una sistemazione precisa e trasparente dell’Amministrazione e Sostentamento Clero, i vari uffici di Curia funzionanti, uno stile di relazioni umili e discrete con il Clero e i fedeli, Parrocchie tutte operanti con Presbiteri responsabili, due giovani già in formazione per il Sacerdozio e altre lodevoli iniziative. L’azione pastorale dal ’98 in poi è stata solo un prolungamento del cammino già in corso, aggiungendo specificazioni e metodologia nuove che ogni Pastore naturalmente apporta con il cambiare dei tempi e della domanda religiosa. E così dopo alcune lettere pastorali, l’inizio di una Scuola per operatori Pastorali e la realizzazione della lettura del territorio “Ischia, un’isola dai mille volti” già in progetto, si è avviata la preparazione prossima al Giubileo con un primo Convegno Ecclesiale (a cui ne sono seguiti altri ad anni alterni), l’indicazione di quattro Chiese Giubilari e grandi celebrazioni sia a livello diocesano sia a Roma, cuore della cristianità. Poi il cammino ecclesiale si è snodato nelle Parrocchie con la Visita Pastorale (2001-2003) con al centro la Visita del Papa Giovanni Paolo II (5 Maggio 2002) che ha confermato la nostra fede e dato una virata di bordo alla nostra piccola barca, che si è riconosciuta nella grande barca di Pietro, con il triplice messaggio di Ascolta, Accogli e Ama. Ora siamo in pieno Sinodo nella sua fase zonale e abbiamo sottolineato continuamente nei sussidi e convegni le virtù “sinodali” per la buona riuscita di questo evento: l’ascolto scambievole, il dialogo, il sensus ecclesiae cioè la sensibilità ecclesiale, la disponibilità... soprattutto la “perseveranza” perciò la nostra premura si fa più cocente e cogente e il “prendere il largo” ancora più urgente perché, se la prima fase del Sinodo ha visto coinvolte tutte le 25 parrocchie (con alterne variazioni di contenuti e modalità), ora si esige un “insieme interparrocchiale” arricchito da esponenti della società civile, amministratori locali, scuole, società sportive, albergatori, fratelli evangelici... “e qui si parrà nostra nobilitate” se, nella perseveranza procediamo verso la fase finale o diocesana, perché “non si volti chi a stella è fiso”, dice il sommo poeta. E qui non si tratta di tralasciare o ridimensionare le attività pastorali ordinarie come la preparazione ai sacramenti, le feste patronali, la catechesi permanente, la Caritas e la cura dei gruppi, movimenti, associazioni e cammini, ma le sapremo coniugare integrandole e contestualizzandole nel grande filone del Sinodo perché è questo il nuovo stile della Chiesa di Ischia. Siamo esortati a fare “sintesi”, senza moltiplicare e aggiungere altre attività ma “colorando di Sinodo” le attività della pastorale ordinaria. Parafrasando la frase ignaziana di fare non cose straordinarie, ma straordinariamente bene le attività ordinarie di tutti i giorni, possiamo dire di fare sinodalmente bene le attività della pastorale parrocchiale già in atto. In questo mese mariano la devozione alla Madonna, il culto dei Ss Patroni: S.Giovangiuseppe della Croce e S.Restituta che ha perseverato nella fede fino al martirio, ci aiutino nel portare a termine il nostro Sinodo e a realizzare “UNA CHIESA NUOVA NELL’AMORE”. Tutti benedico “toto corde”
17 Maggio, S.Restituta M., 2007 |