LETTERE PASTORALI


 

 
 


 

   Dopo questo mio primo anno trascorso con voi nello sforzo di una conoscenza reciproca, di un dialogo leale, di una calda accoglienza, nella prospettiva di mete da raggiungere insieme "alla luce e con il fuoco dello Spirito Santo" che rende più limpidi gli occhi e più affettuosa la nostra amicizia, cominciamo a percorrere quest'ultimo ponte del 1999, prima di varcare la soglia del III millennio con la celebrazione del grande Giubileo: duemila anni dall'Incarnazione di Gesù Cristo nella storia dell'umanità.
   Quest'ultimo tratto lo percorreremo insieme, dando la mano a Dio Padre nostro, come nella scena finale del classico film "Ladri di biciclette" quando il ragazzo, ritrovato il padre tra la folla fuori lo stadio dopo il tentativo di furto, si rifugia in lui dandogli la mano.
   Per noi, per la società, per l'ambiente nostro è importante ritrovare la figura del padre.
   Il padre/madre che, come amore antico nella nostra esperienza, cammina sempre dentro i nostri sogni e dentro le nostre avventure, diventa il punto fermo che sintetizza per noi emozioni e storie. Quando si diventa orfani, diventa poi difficile recuperare il passato e la nostalgia si fa più struggente nella ricerca di figure paterne/materne... Ed è proprio allora che o ci coglie la malinconia o ci raccoglie la fede "Credo in Dio, Padre onnipotente".
 

   Dio è chiamato "padre" in tante religioni antiche medio-orientali e moderne, però solo dall'esperienza dell'esodo d'Israele e dall'avvento di Gesù Cristo, la persona del Padre si è rivelata agli uomini in tutta la sua pienezza:
   "Io abiterò con loro e fra di loro camminerò. Io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo.... ed io vi accoglierò... vi sarò Padre e voi mi sarete figli e figlie" (espressioni bibliche dell'A.T. in 2Cor.6,16-18).
  Questa abitazione comune, questo rapporto padre-figli, questo camminare insieme, richiama l'iniziativa gratuita e amorosa di Dio verso il suo popolo, la sorgività dell'amore "sempre antico e sempre nuovo" che si fonda nella paternità divina. E ancora di più esplicitano questi aspetti le frasi riportate dal profeta Osea (11, I - 4) :
   "Ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia; mi chinavo su di lui per dargli da mangiare.... Quando lsraele era ancora giovanetto, io l'ho amato... io gli insegnavo a camminare, tenendolo per mano..."
   Si sovrappongono accenni poetici e forte carica affettiva, l'immagine di Dio padre e anche madre che cura il piccolo, lo protegge, gli insegna a camminare e poi quel gesto di gioco e di tenerezza nel sollevare il bimbo alla sua guancia. La pedagogia di Dio richiama anche l'esperienza del lungo pellegrinaggio nel deserto quando la sua presenza era significata dalla nube che copriva il cammino del giorno e dalla colonna di fuoco che illuminava il passo nella notte, fino ad arrivare alla terra promessa.
   E Dio Padre continua la Sua presenza fra gli uomini dalla tenda alla casa di pietra, dall'arca dell'alleanza al tempio fino ad inviare nel mondo Gesù Cristo, per renderci figli nel Figlio:
                                 "Io vi sarò Padre e voi sarete figli e figlie"
   Questi sentimenti profondi tra padre e figli, questo legame indissolubile intessuto di gratuità, salvezza, dono della vita e presenza, crea rapporti nuovi tra noi, figli dello stesso Padre comune e verso di Lui.
 

   Perciò il senso che vogliamo dare a questo nuovo anno 1999: l'anno del Padre, attualizza nella nostra situazione ecclesiale, gli stessi requisiti di Riconciliazione e Carità, contenuti della Lettera Apostolica in preparazione al Giubileo "Tertio millennio adveniente" del nostro Papa Giovanni Paolo II, il S. Padre, perché anche lui segno della paternità di Dio per tutta la Chiesa.
 

   Riconciliazione: se Dio è Padre “nostro", significa che é padre di tutti i figli, senza discriminazione di persone, senza diritti di primogenitura, senza gelosie e contese, senza accaparramenti e privilegi. La riconciliazione è un cammino lungo, faticoso e irto di difficoltà che si articola in molteplici aspetti:

   Riconciliazione con se stessi
   accettandosi con i propri limiti scritti nel cuore della natura per superarli, con i propri difetti e angolosità per eliminarli, con i propri peccati per confessarli e chiedere perdono. Il "conosci te stesso" diventa il primo passo per guardarci allo specchio e lavorare per eliminare le rughe e le macchie sul nostro volto umano e spirituale. 

   Riconciliazione con la natura
   questa nostra natura così incantevole, va rispettata nella sua purezza originale senza contaminazioni: l'aria non inquinata dallo smog, 1'acqua non sprecata né sporcata, il verde delle nostre pinete non distrutto, la terra non assediata da speculazioni edilizie, il mare senza rifiuti e le terme, ricchezza del nostro sottosuolo, valorizzate. 

   Riconciliazione con gli altri
   cominciando dalla famiglia nei rapporti tra genitori e figli, ma anche nella parentela dove interessi economici e divisioni di eredità creano le fratture più profonde, 
   continuando con i vicini con i quali, spesso, il contenzioso è pane quotidiano e i diritti-doveri si combattono a colpi di carta bollata senza cercare possibili mediazioni e pacifiche soluzioni,
   proseguendo nella società civile dove interessi di parti e di partito prendono a volte il sopravvento sul bene comune e mentre si discute continuamente con ragnatele di belle parole, si dilazionano i gravi problemi riguardanti il lavoro, la scuola, i giovani, gli anziani, i disabili ecc. 
   finendo con tutti quelli che incrociano le nostre strade perché la benevolenza, l'amicizia, la stima e 1'aiuto vicendevole siano valori feriali e non straordinari. 

   Riconciliazione nella Chiesa
   perché è la "casa comune" che va oltre i contini dei nostri circoli familiari e religiosi, dove la sofferenza è alleviata e il bene condiviso. Qualcuno ha detto che se dividiamo la sofferenza, questa diminuisce, ma quando dividiamo il bene, questo si moltiplica. 
   La Chiesa è il luogo della riconciliazione, anzi la celebra nel sacramento del perdono e della penitenza. Nessuno si senta escluso.  Tutti abbiamo bisogno di sperimentare la bontà del Padre attraverso il suo abbraccio benedicente nel gesto del sacerdote durante la Confessione e nell'esortazione finale: "Il Signore ha perdonato i tuoi peccati, va in pace!". Solo che, una volta rialzati abbiamo bisogno di portare il perdono e la pace a tutti coloro che per scelte proprie o per causa nostra hanno smarrito tale dono. Nasce così l'ultimo aspetto:

     Riconciliazione tra i cristiani
   purtroppo ancora divisi da tradizioni, errori storici, controversie teologiche. Il Padre comune che ci unisce nell'Amore, la Fede in Gesù Cristo Salvatore di tutti e I'Unità dello Spirito Santo, devono indirizzare il cammino dell'ecumenismo verso la "casa comune" dove, l'incontro intorno alla mensa dell'Eucaristia, segnerà la festa della definitiva riconciliazione: "Accetta anche noi, Padre santo, insieme con l'offerta del Tuo Figlio e nella partecipazione a questo convito eucaristico, donaci il Tuo Spirito, perché sia tolto ogni ostacolo sulla via della concordia, e la Tua Chiesa risplenda in mezzo agli uomini, come segno di unità e strumento della tua pace" 
   (Pregh. Eucar, della Riconc. II). 

   Sul terreno della Riconciliazione fiorisce la Carità perché "Dio è Amore" e "dov'è Carità e Amore, lì c'è Dio". E' questa la grande rivelazione e rivoluzione del Cristianesimo, perciò la Riconciliazione con il Padre, per il Figlio, nello Spirito Santo è l'autentica Carità di Dio e quando noi siamo capaci di riconciliarci con Lui e tra di noi, stiamo "facendo la Carità".
   E la faremo tutti. 
 

   ll Vescovo, come segno della paternità di Dio nella Chiesa locale, s'impegnerà in prima persona ad esercitare la Carità pastorale con serenità e perseveranza, proponendo le mete di comunione e di servizio come guida del popolo cristiano e privilegiando la scelta dei più poveri, ammalati, disabili, anziani, disoccupati... senza dimenticare che tutti sono bisognosi di cura e di affetto, anche lui. 

   I Presbiteri che già portano "il peso della fatica e della giornata" come fedeli corresponsabili della vigna del Signore e veri "padri spirituali" delle persone loro affidate, offriranno volentieri questa testimonianza di Carità nel Sacramento della Confessione, nella fraternità sacerdotale, nella collaborazione tra le parrocchie in vista di "unità pastorali" operose e nella cura dei giovani e delle vocazioni che sono le nostre speranze del domani. 

   I Religiosi e le Religiose, testimoni dell'assoluto di Dio nella propria vita al di là dell'attività specifica e del loro ministero che pure è un servizio al prossimo, vivranno 1'incarnazione del radicalismo evangelico nella Chiesa locale arricchendola del proprio carisma e collaborando nelle "mutue relazioni" alle mete pastorali proposte. 

   I Diaconi permanenti, le Consacrate e tutti gli operatori pastorali (catechisti, insegnanti di religione, membri di gruppi, movimenti, associazioni, congreghe e confraternite) collaboreranno con impegno fra di loro e nelle rispettive comunità e, "come fiori diversi nel grande giardino di Dio", apporteranno il profumo della loro comunione e i colori del loro servizio disinteressato per edificare la Chiesa nell'unità e nell'armonia dei carismi. 

   Tutte le donne e gli uomini di buona volontà, infine, nelle istituzioni civili, militari, culturali, sportive, e nei vari settori della vita sociale, vivranno quest'anno di trapasso da un secolo all'altro con l'operosità feriale di chi compie il proprio dovere nella perseveranza e nella normalità, senza ripiegamenti e scoraggiamenti, senza paure e angosce, ma con il cuore pieno di attesa perché l'inizio del III millennio immetterà novità di speranze anche nel nostro vivere civile. 

   E la Madonna, figlia dell'eterno Padre come noi e per noi Madre, i nostri patroni S. Restituta e S. Giovangiuseppe della Croce, ci accompagnino con la loro intercessione.
   A tutti il mio augurio di padre e con la benedizione di Dio,
              il mio saluto di amico con una forte stretta di mano,
              il mio abbraccio di fratello con la pace di Cristo. Amen.

   Ischia, I domenica di Avvento, 1998

                          


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