LETTERE PASTORALI
 


 


              LETTERA PASTORALE nell’  ANNO SACERDOTALE (2009-2010)

                                  “A tutto il popolo sacerdotale della Chiesa di Ischia”

 

Carissimi tutti,

   in questo Anno Sacerdotale (2009-2010) indetto da Papa Benedetto XVI, desidero inviarvi qualche riflessione sgorgata soprattutto dal cuore di chi è stato chiamato da Dio, attraverso la voce della Chiesa, ad essere il Padre Spirituale di questa S. Chiesa Isclana che si è prefissa di essere “UNA Chiesa NUOVA nell’AMORE” con il XIII Sinodo celebrato.

   Indirizzo a tutti queste note pastorali:

-          a  coloro che vivono il sacerdozio ministeriale come i nostri presbiteri, corresponsabili nella edificazione del Regno di Dio e collaboratori nel Sacramento dell’Ordine Sacro insieme ai Diaconi nel servizio della Carità;

-          ai Consacrati: Religiosi/e, istituti secolari e ordo virginum chiamati a seguire “più da vicino” Gesù, sommo ed eterno sacerdote, con i voti  di “povertà, castità e obbedienza;

-          al popolo santo di Dio, popolo profetico, regale e sacerdotale, che vive, radicato nel Sacramento del Battesimo, il sacerdozio comune dei fedeli.

Tutti questi carismi dello Spirito ricevuti sin dal Battesimo da tutti i cristiani li rendono uniti nella Chiesa e in “perfetta armonia con il Vescovo” scrive Sant’Ignazio di Antiochia, vescovo e martire nella Lettera ai cristiani di Efeso,  ma in modo particolare tra di essi, il collegio dei presbiteri che  “ è armonicamente unito al Vescovo come le corde alla cetra … in modo da innalzare un concerto di lode a Gesù Cristo … nell’armonia della concordia e all’unisono con il tono di Dio”.

   Nella “Pastores dabo vobis” di Giovanni Paolo II (Es. Ap. 25/3/1992) il S. Padre scrive, circa la formazione sacerdotale, questa lettera di comunione ai presbiteri che vivono una donazione totale e a tempo pieno a Dio e ai fratelli nella missione loro affidata, come Gesù agli Apostoli, “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a tutte le creature”(Mc. 16,15 ).

Il presbitero è essenzialmente l’uomo della comunione, della comunicazione della fede, della comunità (tutti termini che hanno la stessa radice “com” quasi ad indicare l’insiemistica, come nella matematica moderna, nella sintesi dei doni di Dio ricevuti, per l’ annuncio del Vangelo secondo l’insegnamento della Chiesa e nella guida della comunità affidata alle sue  cure pastorali.

La sua nota fondamentale è “la corda di recita” delle varie attività apostoliche, “il comune denominatore” di tutti i compiti pastorali, il “carisma dell’insieme”, la sintesi come “segno” nell’ Unità dello Spirito Santo, che rende la Chiesa “UNA, SANTA, CATTOLICA …”.

   Un manoscritto medievale trovato a Salisburgo diceva profeticamente per indicare questa “sintesi”:

“Ein Priester muß sein ganz groß und ganz klein …” = “Un prete deve essere contemporaneamente piccolo e grande …” e prosegue “… contemporaneamente sorgente della Grazia e peccator che Dio perdona … un servitore dei poveri che non si abbassa davanti ai potenti … un eroe nella conquista soprattutto di se stesso … contemporaneamente discepolo del suo Signore e capo del Suo gregge … fedele a Dio e fedele ai suoi fratelli …”.

   E allora il Sacerdote è contemporaneamente Pastore e pescatore, servo della Parola e ministro dei sacramenti, educatore nella fede e testimone di Cristo … è insomma “ ponte tra Dio e l’uomo”.

 

1) PASTORE : è l’icona scelta da Gesù stesso per indicare la sua opera nel mondo “Io sono il buon Pastore…”(Gv.10,14) e soprattutto nell’Antico Testamento la figura del pastore è  continuamente citata riguardo a Dio “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla …”( Ps. 22,1). Anche il Papa Giovanni Paolo II nella già citata PDV comincia l’Esortazione Apostolica per la formazione al Sacerdozio ministeriale con la frase di Geremia (3,15): “Vi darò pastori secondo il cuore di Dio” e termina con S.Paolo (2Tim.1,6)  “Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te”. Tra questi due poli si sviluppa tutta l’azione “pastorale” del presbitero mirante a valutare ogni giorno il suo essere prolungamento di Cristo nel tempo e nello spazio ed anche a verificare la temperatura del ministero ricevuto perché:

-          siamo pastori e non mercenari, capaci di dare la vita per il gregge e non abbandonandolo in balia dei lupi rapaci ma difenderlo, custodirlo, nutrirlo e guidarlo “a pascoli ubertosi di erbe fresche ed  acque tranquille” ( Ps. 22,2), pronti a cercare la pecorella smarrita anche lasciando le altre pecore nel deserto, aiutando le pecore madri e prendendosi gli agnellini sul petto, rallentando il passo per le pecore zoppe e malate e per portare infine il gregge nella sicurezza e nel tepore dell’unico ovile che è la Chiesa (Cfr. Is.40- Ger.23- Ez.34 e Gv.10);

-          siamo pastori perché conosciamo le nostre pecore ed esse riconoscono la nostra voce, obbediscono alle indicazioni di cammino e di riposo con il segno del vincastro che dona sicurezza anche nelle valli oscure e nei cammini tortuosi;

-          siamo pastori perché condividiamo la stessa vita nella calura del giorno e nei rigori della notte, nella veglia e nel riposo, nella quiete e nella tempesta … ma soprattutto

-          siamo pastori perché pronti a dare la vita con tutte le nostre forze di mente e di cuore, donando tempo, ascolto, disponibilità, accoglienza … perciò come a Pietro, Gesù anche a noi ha detto: ”Pasci i miei agnelli … pasci le mie pecorelle …”(Gv.21,15-16).

2) PESCATORE : ma noi, non solo perché gente di mare ma perché ricorre continuamente nel Vangelo e in tutto il Nuovo Testamento, coniughiamo, insieme all’icona del pastore, anche quella del pescatore.

 Infatti nella chiamata dei discepoli Gesù disse: “ venite con me,  vi farò pescatori di uomini “, dopo “essere salito sulla loro barca” e aver ordinato loro di“prendere il largo”, dopo l’invito a “calare le reti” che i discepoli fecero sulla Sua Parola,  nonostante avessero pescato invano per tutta la notte e aver visto, con gli occhi sgranati di meraviglia, l’abbondanza del pescato (Cfr. Lc 5, 1-11). E altri discepoli li chiamò alla sua sequela sulle rive del Mar di Galilea o nel villaggio di pescatori a Cafarnao,  mentre riassettavano le reti o al banco delle imposte (Cfr.Mc 2,14). Attraversò in barca con i discepoli pescatori il mare burrascoso e calmò la tempesta improvvisa (Cfr.Mc 4,25-41), e in un’altra occasione (Cfr.Mt 14,24-33) venne loro incontro camminando sulle acque, anzi invitando lo stesso Pietro a fare altrettanto sulle onde agitate.

Chiese del pesce da mangiare sia nel Cenacolo la sera di Pasqua per testimoniare che Lui era Risorto (Cfr.Lc 24,36-43) che sulla spiaggia quando Pietro lo raggiunse scendendo dalla barca ed ebbe il mandato dal Signore di guidare la Sua Chiesa. Come anche è significativo  il “segno del pesce (JktùS = acrostico di <Gesù Cristo Figlio di Dio, Salvatore>)” che i primi cristiani perseguitati incidevano sui muri delle antiche catacombe e luoghi di preghiera come appartenenza a Cristo.

Siamo quindi pescatori:

-          quando non rimaniamo attaccati a riva ma “prendiamo il largo” verso orizzonti più vasti per aiutare chi va alla deriva, chi non trova più la forza di remare e ha tirato i remi in barca o, addirittura, chi rema contro corrente …;

-          quando soccorriamo chi affonda e più che lanciare il salvagente stando al sicuro nella barca, ci immergiamo anche noi nel mare per incoraggiare, sostenere e tirare in salvo chi sta per affogare …;

-          quando illuminiamo con la lampara della nostra fede la barca di chi si è smarrito nel buio della notte perdendo la rotta;

-          quando infine guidiamo verso il porto gli uomini dispersi e smarriti, facendo loro intravedere il faro intermittente e le braccia aperte e accoglienti della riva destra e sinistra.

3) SERVO della PAROLA : è un compito essenziale dell’Apostolo essere “Ministro della Parola e Maestro di Preghiera” (Cfr. At 6,4) perciò furono istituiti i Diaconi per il servizio delle mense e la cura delle vedove e degli orfani.

 Fedele perciò al mandato: “Andate… predicate… battezzate…(Mc 16,15) il Presbitero è l’uomo della Parola e dei Sacramenti. Scrive Karl Ranher: “ Il sacerdote è colui che, per incarico della Chiesa, annuncia alla comunità la Parola di Dio…Il modo supremo di realizzare questa Parola di Dio si ha nell’anamnesi della morte e risurrezione del Signore fatta nella Celebrazione Eucaristica…” quando “il Verbo si è fatto carne” come nel grembo verginale di Maria, così sulla mensa dell’altare con l’invocazione dello Spirito e la preghiera consacratoria del Presbitero: “Questo è il mio corpo…questo è il mio sangue…”.

Ecco l’Eucaristia “fons et culmen = fonte e culmine” della Chiesa e della vita cristiana, e insieme agli altri sacramenti diventano tutti “magnalia Dei” cioè manifestazioni dell’Amore di Dio per gli uomini.

Soltanto che il Presbitero deve essere consapevole del suo essere “SERVUS LAMPADARIUS”, come nell’antica Roma era chiamato lo schiavo che con la fiaccola accesa illuminava di sera la strada al suo padrone. E allora noi siamo Servi della Parola:

-          quando anche noi ci rendiamo conto che la Parola di Dio è “lampada ai passi e luce al cammino” (Ps. 119,115), non è a nostro uso e consumo perché, come servi, annunziamo una Parola non nostra che dobbiamo comunicare senza riduzioni o interpretazioni personalistiche, senza annacquamenti o adattamenti impropri, insomma “sine glossa” come diceva S. Francesco;

-          quando anche noi imitiamo la figura di Giovanni Battista di essere precursori di Gesù, di preparare la strada, di essere testimoni della Luce (Cfr. Gv 1) e invitare la gente a seguire il Signore e non a indirizzare a noi “è necessario che Lui cresca ed io diminuisca”;

-          quando da uomini  della Parola diventiamo anche “uomini di parola” perché “esperti in umanità” sappiamo infondere in coloro che incontriamo sicurezza nella fedeltà dei propri doveri, lealtà nei rapporti umani, gentilezza e garbo nel tratto e nobiltà d’animo verso tutti;

-          infine quando il presbitero diventa “uomo fatto parola”, cioè insegna con la testimonianza e la coerenza della vita perché il linguaggio dell’esempio è più eloquente e convincente per tutti, è credibile perché la sua stessa persona e la sua vita è annunzio che provoca la fede fino a diventare “araldo della fede”(LG,25) e “forma gregis = modello del gregge” in quanto tra la fede creduta e la fede vissuta, sostiene e incoraggia il popolo di Dio.

4) COMUNICATORE ed EDUCATORE della FEDE: infatti siamo all’inizio del nuovo decennio di programmazione della Chiesa Italiana e la CEI, con il placet del S.Padre, ha centrato tutto l’impegno ecclesiale sull’URGENZA EDUCATIVA. Ed è in questa prospettiva che il presbitero è l’uomo della comunicazione ed  educazione alla fede. Allora siamo educatori alla fede:

-          quando, con il mandato missionario, si crea un circuito educativo mirabilmente descritto in Dei Verbum,2 in quanto, per esercitare concretamente questa funzione, occorre possedere ciò che bisogna comunicare sotto vari aspetti: studio, aggiornamento ed esperienza, contestualizzati nella cultura contemporanea (inculturazione), servendosi di strutture pastorali come linguaggio, fino all’aspetto celebrativo della Liturgia e comunionale della carità;

-          quando con la preghiera e la vita ascetica e contemplativa si trasmette la fede “contemplata aliis tradere = si trasmettono le realtà contemplate” nella preghiera liturgica, nella meditazione …;

-          quando si esercitano a livello personale le virtù presbiterali della povertà, obbedienza e celibato e a livello pastorale la verifica e il confronto con le strutture di partecipazione della comunità diocesana e locale, in particolare con il Vescovo e il consiglio presbiterale.

Con queste riflessioni, insieme a tante altre, “fatti voce della Chiesa” possiamo esortare il popolo di Dio con le parole di S. Agostino (Sermone 349) “Canta con la voce … con le labbra … con la vita …” soprattutto canta e cammina.

Maria, Regina degli apostoli e Madre dei Sacerdoti, consegnati a Lei nella persona di Giovanni da Gesù, sommo ed eterno Sacerdote dall’altare della croce, ci assista con le Sue premure e ci aiuti ad essere “segni” del Figlio Suo, mentre l’intercessione dei santi sacerdoti: S. Giovanni Maria Vianney, modello dei Parroci proposto dal Papa, S. Giovangiuseppe della Croce, nostro Patrono, il Venerabile Parr. Giuseppe Morgera. Don Ciro Scotti e altri Vescovi e sacerdoti esempi di santità, ci aiutino a imitarli nel nostro contesto di vita.

   Auguri e benedizioni di S.Pasqua 2010 a tutti

                                                                                             

 

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