LETTERE PASTORALI


 

 

 LETTERA DI COMUNIONE 
A coloro che seguono Gesù Cristo ”più da vicino” 

      Carissimi presbiteri, religiosi/e, consacrati/e, diacono e seminaristi,
ho desiderato inviare a tutti voi che seguite Cristo ”più da vicino” questa lettera di comunione, perché avverto con voi una profonda sintonia vocazionale che si manifesta nella disponibilità totale a Dio ed alla nostra gente.
      Dopo avere indirizzato, oltre al tema pastorale di ogni anno, lettere a categorie di persone come:
”Ai giovani dal cuore buono e agli uomini dal cuore giovane” e ”Ai ragazzi della primavera ’99”,
nell’anno del Giubileo, quando tutti siamo impegnati in prima persona al rinnovamento, centrato su Gesù Cristo, della nostra vita e delle nostre comunità, mi rivolgo a voi che condividete con il vescovo l'ansia pastorale della Chiesa, per stringere sempre più legami di amicizia sincera, cooperazione nell’apostolato, stima nei rapporti, unità costruttiva. 
     Facciamo parte di una Chiesa locale antica ma circoscritta in un territorio limitato, perciò a dimensione umana. Questo ci aiuta molto a poter curare fra noi conoscenza personalizzata, aiuto nei momenti di necessità, visite e frequentazioni anche giornaliere, consigli e scambi di esperienze: è un arricchimento reciproco che ci porta poi a saper donare questa carica umana e spirituale anche nelle nostre comunità. 
     I - In una Chiesa tutta ”vocazionale”.
     Tutti sono invitati dal Signore a realizzare il progetto di vita che Lui ha scritto per noi nella nostra carne ”Mi hai chiamato, o Signore, sin dal seno di mia madre” (Ger 1,5), ma noi, senza alcun merito, abbiamo ricevuto una particolare vocazione alla sequela di Gesù Cristo ”più da vicino” che non è un privilegio, bensì una responsabilità ”Chiamò a se quelli che Egli volle... per mandarli a predicare...” (Mc 3,13-14). Abbiamo allora questo fondamentale ”fil rouge” che ci unisce anche se ognuno si porta nella bisaccia della vita la sua storia personale, i momenti di difficoltà, l’adesione generosa o lo scoraggiamento, la generosità o la tentazione di togliere le mani dall’aratro e voltarsi indietro... 
a) In questa realtà dinamica della vocazione la chiamata è iniziativa divina, è grazia, è dono e perciò bisogna invocare e pregare perché anche altri siano disponibili ad aprire l’uscio dell’anima e accogliere Gesu che continua ad invitare ”Il maestro è qui e ti chiama” (Gv 11,28). 
     E il Signore chiama da tante situazioni diverse:
     - chi stava dormendo nel tempio come Samuele, 
     - chi era impegnato nel lavoro come gli apostoli, 
     - chi era nemico e persecutore di cristiani come Paolo, 
     - chi era una persona semplice che sognava altre prospettive come te, come me, come tanti... 
    - chi seguiva gli ideali di solidarietà e di amore nella famiglia.... 
    A tutti noi Gesù ha fatto sentire la sua proposta nel silenzio dell’anima quando altre voci non interferivano, nella preghiera personale quando il super attivismo non ci soffocava, in un momento di dolore e di sofferenza quando lo scoramento non ci bloccava.
    La sua chiamata è stata veicolata per molti di noi dalla voce di un sacerdote, dallo stile di vita di un religioso, dall’esempio di una consacrata, dalla testimonianza di un diacono, dall’entusiasmo di un giovane levita ”Abbiamo incontrato il Messia!... Vieni e vedi!” (Gv 1,45-46). 
    Ordinariamente ”Dio ha bisogno degli uomini” (è il titolo di un famoso romanzo-film), per chiamare altri uomini ad annunziare la sua Parola, il suo disegno d’amore, i suoi progetti. 
b) Se nella dinamica vocazionale la chiamata è dono di Dio, responsabilità nostra è la risposta, il nostro ”Sì” a volte meditato e ponderato, oppure pronto e generoso, in alcuni momenti incerto e sussurrato, con alti e bassi, riformulando e motivando la propria adesione. 
    Il giovane ricco del Vangelo rifiuto la chiamata e se ne andò triste (cfr.Mc 10,17-22), invece Maria, dopo il timore iniziale, rispose:
”Eccomi!” e nella visita alla cugina Elisabetta esulto di gioia con il Magnificat (cfr.Lc 1,46-55). 
    In noi che abbiamo risposto con il nostro ”si” e abbiamo seguito il Signore con l’ordinazione sacerdotale, la consacrazione o la promessa di impegnare la nostra vita per Lui, la gioia deve sempre inondare il nostro spirito sì da contagiare altri a donarsi al Signore per tutta la vita, perché la testimonianza della nostra chiamata e risposta, vissuta con gioia, è la migliore pastorale delle vocazioni di speciale consacrazione. 
c) Ma ”Il Signore chiamò a sé quelli che Egli volle... per mandarli...” (Mc 3,13-14) e ”Come Tu mi hai mandato nel mondo, cos' anch’io li ho mandati” (Gv 1;,18) cioè siamo chiamati e mandati al servizio del regno di Dio con una missione da compiere. 
    Dalla chiamata di Dio e dalla risposta dell’uomo, come da due forze componenti nasce la risultante del ministero nella chiesa e nel mondo: ”Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura, battezzando...” (Mt 28,19). 
    E noi siamo diventati strumenti del suo amore, voce che annunzia, suoi precursori per preparare la strada, ministri di riconciliazione, testimoni di scelte evangeliche radicali, a tempo pieno e per tutta la vita. 

    II - In una chiesa tutta ministeriale 
    Abbiamo il nostro ruolo che scaturisce dall’Ordine Sacro o dalla consacrazione, perché Lui ci ha chiamati e mandati ”Non voi avete scelto me ma io ho scelto voi” (Gv 15,16) perciò ”rimanete nel mio amore” (Gv 15,9). 
    Per noi non si tratta di ricominciare daccapo, perché ognuno è gia incamminato su queste coordinate e fondato in queste convinzioni, ma si tratta di ”ravvivare il dono di Dio” (2Tim1,6) che abbiamo ricevuto o con l’imposizione delle mani nell’ordine sacro o con la consacrazione e i voti di povertà, castità e obbedienza. 
    E’ di tutti subire cali di tensione spirituale, momenti di chiusura e di crisi, scoraggiamenti e battute d’arresto: il Signore non ha scelto gli Angeli o superuomini a seguirLo, ma ha scelto noi povere creature con i nostri limiti, miserie e peccati, però con la sua Grazia e il nostro impegno possiamo operare cose straordinarie ed esclamare come Maria: ’Ha guardato l’umiltà della sua serva... grandi cose ha fatto in me 1’Onnipotente (Lc 1,4-49). Perciò in questo Giubileo del 2000 “ravviviamo il dono di Dio” nei nostri compiti specifici che ci sono stati assegnati dal Signore nella Chiesa. 
a) Nel Ministero episcopale che io esplico in questa Chiesa locale, ho sempre dinanzi al mio sguardo e al mio cuore la promessa fatta al Signore nel giorno della mia ordinazione con l’imposizione delle mani del S.Padre ’Voglio predicare con fedeltà e perseveranza il Vangelo di Cristo, custodire integro il deposito della fede, edificare la Chiesa perseverando nell’unità in comunione con il Papa e i vescovi e prendere cura del popolo di Dio con i presbiteri e i diaconi, diretti collaboratori”. 
    Avverto profondamente questa grave responsabilità perciò l’ansia pastorale, pur nel rispetto dei ritmi di maturazione, alcune volte prende il sopravvento. Ma posso testimoniare che è soltanto lo zelo della casa del Signore ”Zelus domus tuae” che mi preme, non altre motivazioni umane o personali. 
   Certo, dovrei pregare di più, testimoniare con una vita più esemplare la fede che annuncio,  la speranza che apre al domani e la carità pastorale verso tutti, ma posso mettere davanti al Signore soltanto la buona volontà e la retta intenzione, mentre la riuscita la lasciamo a Dio. In questa prospettiva, dopo il Giubileo, prepareremo insieme, nella preghiera e nella riflessione, la Visita Pastorale a livello parrocchiale e decanale. 
    Nello stesso tempo avverto anche la sollecitudine per tutta la Chiesa e perciò, armonizzando i miei doveri diocesani, decentrando con fiducia la corresponsabilità ecclesiale, mi apro anche ai bisogni e alle richieste delle altre chiese riguardo al mio specifico di pastorale vocazionale e, a livello regionale, come Delegato della Commissione Episcopale del clero”religiosi/e, istituti secolari, seminari e diaconato permanente. 
b) Nel Ministero presbiterale, con il fondamentale legame a Cristo pastore di cui siamo ripresentazione presso il popolo di Dio nell’unzione dello Spirito Santo con l’Ordine Sacro, mi piace sottolineare il nostro ruolo di ”comunicatori della Fede” attraverso la Parola che trova la sua massima condensazione e manifestazione nell’Eucaristia, dove ”il Verbo si fa carne”. 
    Viviamo allora il mistero di comunione nella Chiesa e nella nostra specifica espressione di ”comunione presbiterale”, dove è necessario spendere preghiere ed energie per realizzarla. Siamo tutti in cammino di perfezione ma la convinzione di lavorare insieme, progettare insieme, pregare insieme, confrontarci insieme, correggersi insieme, non ci deve mai abbandonare perché il presbiterato è realtà comunitaria, è ”ordo sacer", ordine sacro cioè a dimensione collegiale che si manifesta in tutti gli aspetti umani e soprannaturali di ritiri, incontri, concelebrazioni, stima, amicizia, visite scambievoli, aiuto reciproco.
    Ognuno di noi si confermi in questo impegno durante quest’anno di grazia del Giubileo 2000 non aspettando solo di essere oggetto di comunione da parte degli altri, ma di farsi soggetto di comunione nel presbiterio diocesano e decanale. 
c) Nel Ministero della vita religiosa, partendo da una radicale scelta evangelica sulla base delle Beatitudini, le opere di apostolato, l’assistenza ai minori e agli anziani, scuola e lavoro vocazionale, secondo il carisma proprio di ogni ordine e congregazione, non prendano il primo posto al di sopra della vita di preghiera personale e comunitaria da curare con perseveranza. 
    La presenza di religiosi/e è una ricchezza nella chiesa locale, è testimonianza nella sequela di Cristo povero, casto e obbediente, perciò va vissuta in sintonia con le attività diocesane partecipando in prima persona ai ritiri e agli incontri e collaborando all’attuazione delle iniziative pastorali con il proprio specifico di spiritualità. Il religioso francescano S.Giovangiuseppe della Croce, patrono della nostra diocesi, di cui accogliamo il corpo in occasione del Giubileo, aiuti religiosi/e ad essere ”segni” del primato di Dio nella vita degli uomini e di radicalismo evangelico nelle scelte esistenziali. 
d) Anche la Consacrazione laicale, segno di una presenza nascosta ma efficace nel mondo, svolge il suo ministero di essere ”sale della terra e luce del mondo” (Cfr Mt 5,13-16) con una testimonianza di un’esistenza silenziosa che vive dell’assoluto di Dio. In questa prospettiva preghiamo e sogniamo di poter realizzare anche nella nostra Chiesa di Ischia l’Ordo Virginum, cioè un gruppo di consacrate laiche che in famiglia o in piccole comunità possano vivere i consigli Evangelici e svolgere un apostolato di collaborazione nelle comunità parrocchiali e in diocesi. 
e) Nel Ministero diacoanale, dimensione essenziale di tutta la nostra missione, i diaconi permanenti vivano l’esperienza familiare in un modo esemplare per i genitori, la collaborazione liturgica con i parroci e soprattutto la dimensione della carità per la quale sono stati istituiti (Cfr Atti 6,14). 
    Essi, costituiti nell’ordine sacro, sono espressione di Cristo servo nella comunità: perciò il loro ministero non è una forma di precariato, ma un servizio ecclesiale permanente. La nostra chiesa locale necessita di questa presenza non come supplenza alla scarsità di clero, ma perché questa dimensione di servizio sottende l’opera pastorale di tutti che trova nella ”carità” l’espressione più credibile.
f) I giovani e le ragazze che si preparano nella formazione e nello studio a vivere questa ministerialità di ”speciale consacrazione” sono ”la pupilla degli occhi” della nostra madre Chiesa, oggetto di cure e di premure. Sostenuti dal ”Pregate il padrone della messe perché mandi operai” (Mt 9,37-38), con l’Adorazione mensile di tutte le comunità parrocchiali e religiose, gruppi e cenacoli mariani, sappiano essere generosi nel ”si” e perseveranti nella vocazione, non si scoraggino nelle difficoltà, curino l’unità nella spiritualità diocesana e, con cuore indiviso, vivano l’amore di Dio trasfuso nell’amore del prossimo. Il loro esempio e stile di vita attragga altri giovani e ragazze verso questa avventura ”per Cristo a tempo pieno e per tutta la vita”.
g) Le scuole vocazionali e l’attività pastorale per le vocazioni siano infine i vivai dove l’iniziazione cristiana della Parrocchia diventa premura e cura per coloro che esprimono ’segni’ di generosità e di spiritualità più evidente. 

    Maria santissima è modello di ogni vocazione perché ha proferito il suo ’Eccomi’ al piano di Dio, nel momento dell’Annunciazione e l’ha ripetuto ogni giorno, nella gioia e nel dolore, fino al supremo ”si” sotto la croce. 
    Lei che è stata nel cenacolo Regina degli apostoli e Regina delle vergini durante la prima Pentecoste della storia, aiuti la nostra santa Chiesa di Ischia perché, alla luce dello Spirito Santo in una rinnovata Pentecoste, vescovo, presbiteri, diaconi, religiosi/e, consacrati/e e seminaristi siano rispettivamente maestri di preghiera, comunicatori della fede con la Parola e i sacramenti, servi della carità, esempi di radicalismo evangelico, testimoni del primato di Dio e giovani ardenti di amore verso i fratelli sino a donare la propria vita. 
    In profonda sintonia di ideali e di servizio tutti benedico nel nome del Signore. 

    Ischia, Natività della B.V. Maria, 8 Settembre 2000 

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