LETTERE PASTORALI


 

 

Biglietto da Visita Pastorale

" Oggi voglio fermarmi a casa tua " (Lc 19,5)




   La porta che nel Giubileo del 2000 si è aperta, non solo per fare entrare i cristiani negli ambiti sacri delle nostre Cattedrali, Chiese giubilari e basiliche, ma soprattutto per farli uscire dall’ovile, custodito al riparo di ogni pericolo, verso gli spazi dove ferve l'esistenza degli uomini, è rimasta spalancata  nel  duplice impegno  di " prendere il largo " (Cfr.Lc 5,1-11) e di accogliere chi vuole fermarsi a casa nostra (Cfr.Lc 19,1-10).
    E’ questo il proposito che la nostra Chiesa isclana ha preso nella conclusione del Giubileo il 5 gennaio scorso:
1) uscire nelle piazze, in mezzo alla gente, a cielo e mare aperto, per portare il Vangelo ad ogni uomo, a tutti gli uomini; 
2) aprire le comunità parrocchiali, familiari, civili per la Visita Pastorale del Vescovo che viene per 
      a) conoscere da vicino persone e realtà, 
      b) incoraggiare tutti verso il Bene comune e infine
      c) confermare nella fede.

                                                                        I
   E’ un impegno missionario di apostolato comunicare la fede, testimoniare Gesù Cristo, invitare tutti a librarsi in volo di libertà dai tanti condizionamenti che irretiscono la nostra esistenza: " Duc in altum! Prendi il largo! "
   Siamo ancorati eccessivamente alle nostre sicurezze, legati a doppia fune al pontile, appiattiti come ostriche sul nostro scoglio, " scoglio in fiore " ma sempre circoscritto e limitato da visioni parziali e ridotte.
   Uscire dal porto e allontanarsi da riva è sempre rischioso, può alzarsi il vento di Libeccio, diventa difficile controllare la barca con il mare mosso...
   Ma la vita non è il quietismo bensì il moto, non l’immobilismo ma il cammino, non l'acqua stagnante che diventa palude ma il ruscello fresco che sfocia nel fiume e poi s’immette nel mare. 
“ Militia est vita hominis super terram – La vita dell’uomo sulla terra è un combattimento”, non il sostare nell’accampamento a vegetare nella pigrizia, coltivarsi l’orticello, accontentarsi di traguardi a bassa quota e così sentirsi soddisfatti.
   Il Signore della vita ci invita a lasciare le tende, come ad Abramo “Esci dalla tua terra e và…”(Gen 12,1), come ai pescatori lungo il mare di Galilea fece l’invito a lasciare tutto e seguirLo, al dottore della legge dopo avergli narrato la parabola del buon Samaritano disse “Và e fai anche tu altrettanto”(Lc 10,37) e agli Apostoli, dopo la sua Risurrezione, “Andate e predicate il Vangelo a tutte le genti”(Mc 16-15).
   Ecco la pastorale della “porta sempre aperta” per uscire allo scoperto e incamminarci sulle strade degli uomini, una pastorale di nuova evangelizzazione, di comunicazione della fede secondo il linguaggio di oggi, dai contenuti incarnati nell’esperienza del territorio perché la nostra “Ischia: un’isola dai mille volti”, secondo l’indagine socio-religiosa curata dalla nostra diocesi e oggetto di studio e di approfondimento per tutti, possa assumere l’unico vero volto di Cristo.
   Questa pastorale missionaria perciò non può chiudersi in un facile consumismo sacramentale ed esprimersi solo in manifestazioni esterne, a volte vuote di idee e spiritualmente fragili, bensì aperta ad una catechesi e formazione seria e approfondita, ad una liturgia dignitosa per bellezza e semplicità, ad una carità conviviale sullo stile dei nostri primi fratelli nella fede che “mettevano in comune i loro beni” (At 2,45).

                                                                     II
   Ma ora, come secondo impegno del Giubileo, urge mettere in cantiere la Visita Pastorale per
a) conoscere persone e realtà.
La metafora della “porta aperta” diventa accoglienza e incontro delle comunità con il Vescovo che, sull’esempio del Signore, “viene a visitare il suo popolo”(Lc 1,68).
   La visita pastorale è un’azione squisitamente evangelizzatrice e missionaria compiuta dal Pastore nei confronti del suo gregge che vive in un contesto culturale ed ecclesiale difficile dove il Vangelo tarda a decollare e la Chiesa stenta a realizzare la comunione fra le varie componenti della comunità cristiana e della società civile.
   Ma non sono pochi i segni di rinnovamento che testimoniano una grande nostalgia nel cuore dei cristiani:
- nella nostra terra d’esilio, pur così bella, l’uomo sperimenta quanto sia relativa la costruzione della “città” senza la dimensione religiosa;
- notiamo chiaramente come l’enorme sviluppo turistico che ha dominato questi ultimi decenni, pur con i suoi aspetti positivi, ha portato aspetti negativi non sempre colti e corretti per tempo;
- sperimentiamo anche la realtà profonda della nostra vita con il suo bisogno di amare e la dimensione religiosa, la ricerca di senso, l’apertura e il desiderio dell’ineffabile e del mistero;
- avvertiamo infine tutti, anche nella nostra isola, una mancanza più o meno evidente di valori religiosi e perciò aneliamo un porto di pace, un bisogno di unità, una vita più serena.
Come Vescovo di questa amata Chiesa Isclana, fin dal 14 Febbraio 1998, nel mio saluto d’ingresso “Sono venuto a vivere con voi”, dissi “Vorrei essere il maestro della evangelizzazione nuova, il Pastore che dovrà autenticare stili di vita per le comunità…diventando l’uomo di Dio per tutta la gente, l’amico dei giovani, l’apostolo della famiglia, il conforto dei sofferenti, il fratello dei sacerdoti, la sentinella della vita sociale, il padre di tutto questo popolo”.
   Ora, dopo questi anni di permanenza e di incarnazione in mezzo a voi che ho incontrato in tanti momenti diocesani e personali, vengo a realizzare quanto promesso facendovi Visita, entrando nelle vostre realtà ecclesiali, civili, scolastiche, associative, culturali, sportive e anche nelle vostre case dove ci sono ammalati, impediti, disabili, anziani...
   Sono io che dico a voi, come Gesù a Zaccheo “Oggi voglio fermarmi a casa tua!”
Sono io che esco dalla mia casa e mi faccio pellegrino per le strade delle nostre comunità dove vive l’uomo distratto, indifferente, ripiegato su se stesso, incapace di volgere lo sguardo “oltre”, ma anche sofferente, umiliato e implorante una mano o un sorriso, e ascoltare le tante domande alle quali un Vescovo, padre e pastore, fratello ed amico non può rimanere indifferente.
   Certo, il quadro che si offrirà agli occhi e al cuore del Vescovo, non è sempre un capolavoro, tuttavia esiste e resiste il desiderio da parte di tutti di costruire insieme una novità di vita.
   I problemi che incombono sul gregge affidato alle nostre cure pastorali non sono semplici né pochi:
- l’indifferenza religiosa,
- la mancanza di sicurezze civili e sociali di alcune “sacche di povertà”, il precariato di tanti giovani,
- una diffusa litigiosità a tutti i livelli,
- una fede ancora con troppe tinte folcloristiche e modesta testimonianza evangelica, una chiesa che non ha ancora imbroccato tutte le vie del Concilio circa gli organismi di comunione e una parrocchia vissuta più come centro di erogazione di servizi che come lievito evangelizzante e missionario,
- una ridotta valorizzazione del laicato che, pur impegnandosi, o trova pochi spazi di collaborazione o intraprende autonomamente attività religiose parallele.
La Visita Pastorale vuole anche
b) Incoraggiare tutti verso il Bene e il bene comune. Perciò
Vorrei incontrare la gente delle nostre comunità parrocchiali e vivere con voi questa esperienza di comunione non come una visita fiscale o amministrativa – è l’ultima delle preoccupazioni – ma per liberare le migliori energie sopite magari sotto la cenere dell’abitudine e dire allo scoraggiato: ”Andrà meglio, vedrai, coraggio, ti diamo una mano noi!”, avvicinare l’ammalato, il dubbioso, il demotivato, il lontano e far sentire la condivisione dell’amico, la vicinanza del fratello, la sollecitudine del padre.
   Vorrei inquietare e agitare la “chiusura dei cuori” dicendo che Cristo è la risposta alle ansie dell’uomo e condividere con i sacerdoti il duro lavoro pastorale speso a tempo pieno al servizio dei fedeli, invocando su di loro e con loro le benedizioni di Dio.
   Vorrei incontrare le Istituzioni e le Amministrazioni locali per suscitare convergenze e ricercare sinergie in vista del bene comune della nostra gente, nel rispetto reciproco delle proprie competenze. Siamo tutti responsabili, ognuno nel suo ambito, della crescita integrale delle persone con le quali condividiamo il territorio, il lavoro, i problemi…nello sforzo di  riconoscere i loro diritti e avviare cammini di giustizia e di pace.
  Vorrei incontrare nelle Scuole alunni, docenti e personale per stimolare, attraverso la cultura, la visione completa del mondo e dell’uomo e nei circoli artistici e sportivi la ricerca della bellezza nel creato, nel corpo e nello spirito umano, riflesso dell’immagine e somiglianza di Dio, stampata nell’umanità fin dalla creazione del mondo.
   Vorrei incontrare nei nostri decanati i vari operatori pastorali della catechesi, carità, liturgia, ecumenismo, giovani, famiglia…in modo da favorire un interscambio di aiuti vicendevoli di parrocchie limitrofe e progettare una pastorale d’insieme nelle quattro zone distinte della Diocesi.
   Vorrei incontrare tutti i gruppi, movimenti e associazioni ecclesiali che coltivano nelle varie spiritualità di appartenenza i carismi ricevuti e trasformati in servizi convergenti nell’unità della comunione con tutta la Chiesa.
   Vorrei incontrare gli ammalati e disabili nelle rispettive famiglie e portar loro il conforto dell’Eucaristia e la certezza di essere loro stessi “tabernacoli del crocifisso” da visitare come in Chiesa.
Infine la Visita Pastorale si prefigge di
c) confermare nella fede.
La nostra Chiesa, attraverso questo evento di grazia, desidera crescere nella comunione effettiva e affettiva a livello parrocchiale, decanale e diocesano. Perciò ripeto anch’io, con tanto amore, il mio “Oggi voglio fermarmi a casa tua” come Gesù disse a Zaccheo appollaiato sull’albero. 
Zaccheo accolse con gioia il Signore, ma comprese che doveva cambiare vita e atteggiamenti verso il suo prossimo. Eppure Gesù non lo aveva rimproverato, solo la Sua presenza divenne motivo di conversione e sprone al rinnovamento.
   E’ questa l’icona che vorrei vivere e sperimentare nella Visita Pastorale: un passaggio in mezzo a voi per incoraggiare, stimolare, confermare nella fede, come faceva Pietro con le prime comunità cristiane, diffondere la benedizione di Dio e la Sua grazia, insomma una Presenza che diventa essa stessa motivo di crescita degli aspetti positivi o di cambiamento per aspetti negativi.

Prepariamoci tutti per questo tempo di grazia:
- una preparazione sul piano della ecclesialità approfondendo la visione della Chiesa sia a livello di principi che di prassi nella dinamica dei Consigli Pastorali e organismi di comunione, in modo che nessuna realtà si sottragga a questo passaggio dello Spirito che nella persona del Vescovo viene a illuminare, confortare, consolare…
- una preparazione sul piano della spiritualità con la preghiera, l’ascolto della Parola di Dio, celebrazioni e veglie eucaristiche…
- una preparazione sul dialogo Chiesa-Mondo chiarendo e assumendo responsabilmente problemi e attese anche temporali dei rispettivi territori.
Allo Spirito Santo, ospite dolce dell’anima, a Maria SS. in visita alla cugina Elisabetta, portando già dentro di Lei, come ostensorio vivente, Gesù Cristo, ai nostri SS.Patroni, che ci hanno visitato con le loro spoglie mortali durante il Giubileo, affidiamo questo nostro impegno perché, nel cammino faticoso che ci attende, la loro presenza non ci venga mai meno e ci conduca alle mete che Dio continuamente suscita nei nostri cuori.
Tutti benedico nella luce della prossima Pasqua.

Ischia, Giovedì Santo, 2001 

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